giovedì 14 dicembre 2017

Natale al Sud, 2016


Regia di Federico Marsicano, con Massimo Boldi (Peppino Colombo), Biagio Izzo (Ambrogio Esposito), Debora Villa (Bianca Colombo), Barbara Tabita (Celeste Esposito), Anna Tatangelo (Eva), Simone Paciello (Simone), Riccardo Dose (Riccardo), Enzo Salvi (Checco ), Paolo Conticini (Leo).


Riccardo e Simone sono due amici entrambi fidanzati virtualmente con due ragazze conosciute sul sito di incontri "Cupido. 0", che però non hanno mai davvero incontrato di persona. I rispettivi genitori sono molto preoccupati per questa realtà virtuale dei loro figli, e a loro insaputa organizza per entrambi una vacanza in Puglia con le rispettive fidanzate virtuali, con le quali si incontreranno per la prima volta. Peccato che nei piani rientra il fatto che entrambe le coppie di genitori andrà in vacanza "in incognito per controllare come andrà la vacanza....




Mi sa tanto che il cinepanettone come l'avevamo sempre conosciuto è ufficialmente deceduto. So bene che in molti lo disprezzano, ma a me i vecchi cinepanettoni non sono mai dispiaciuti del tutto, presi esclusivamente per quello che sono, ovvero film con evasione di poche pretese per strappare una risata e un sorriso. Ma ormai da qualche tempo a questa parte- in particolare dopo la rottura del sodalizio tra boldi e De Sica, principali protagonisti del genere- ormai non si ride nemmeno più, non c'è una trama anche labile, ma solo uan serie di gag deficienti che non invogliano nemmeno a scaricare il film da Emule, figuriamoci spendere otto euro al cinema!
A parte che non si capisce il bisogno di mettere il Natale nel titolo quando poi il resto del film è ambientato in estate (sic!)....cosa ci sarebbe da dire? Al limite, posso notare l'idea (apprezzabile sulla carta) di deridere gli odierni modi di usare il web e i social network, ma poi tutto viene cancellato dalla recitazione pessima di ogni singolo membro del cast, da gag che come ho detto non fanno ridere nemmeno i polli e...da tutto il resto. Non c'è una cosa che si salvi in questo film!
















lunedì 11 dicembre 2017

Sirene, 2017




Regia di Davide Marengo, con Valentina Bellè (Yara), Denise Tantucci (Irene), Rozy Franzese (Daria), Maria Pia Calzone (Marica), Ornella Muti (Ingrid), Luca Argentero (Salvatore), Massimiliano   (Carmine), Michele Morrone (Ares),



Quando il tritone Ares scompare improvvisamente nei vicoli di Napoli dopo aver assunto forma umana senza dare più notizie di sè, la sirena Yara- sua fidanzata- decide di fare la stessa cosa per andare a cercarlo, accompagnata dalla madre Marica e dalle sorelle Irene e Daria.
Le ex sirene si trovano ad avere a che fare con un mondo totalmente diverso da loro, e diverso anche da ciò che di questo mondo loro hanno sempre conosciuto: infatti nel mondo delle sirene gli umani sono descritti come esseri orribili e senza cuore, mentre da subito le nostre trovano molte eccezioni, a cominciare da Salvatore, un gentile insegnante di ginnastica che le ospita nel suo bed & Breakfast sopportando le manìe dietro cui celano la loro reale natura (compresa quella di fare lunghi bagni in acqua salata ogni 12 ore, altrimenti rischiano di morire).
Le sirene hanno solo un mese di tempo per riuscire nel loro intento, poi dovranno tornare in mare....





Simpatico tentativo di Ivan Controne di realizzare una fiction in stile fantasy, un genere trascurato dalla nostra tv e dal nostro cinema. Il risultato non è male, e ha il pregio di uscire in un periodo dove molta gente chiede almeno in Tv più leggerezza e positività, in un'offerta che dà quasi esclusivamente serie cupe o violente con una marea di morti ammazzati. Pur con tutti i suoi difetti.
Le nostre protagoniste sono delle sirene, personaggi che da sempre affascinano la fantasia delle persone; solo, siamo sempre stati abituati a vederle o in Grecia o in altri mari sconosciuti e lontani, mai a Napoli,in casa nostra. E invece proprio dal golfo di Napoli "sorge" un'intera famiglia di sirene: Marica, la madre, con le figlie Yara, Irene  e Daria. Tutte e quattro sono alla ricerca di Ares, il tritone fidanzato di Yara che improvvisamente ha assunto forma umana ed è sparito nella città, sttratto comprensibilmente dalla vita dei terrestri; in fondo al mare infatti vige il matriarcato più severo, i maschi non contano nulla se non per la riproduzione, sono le donne che comandano e Ares è stufo sia di Marica che di Yara. 
Il modo in cui le nostre sirene si adatteranno a un mondo tanto diverso dal loro nel bene e nel male, rimanedone contaminate, è simpatico anche se la trama a mio avviso è piena di cose inutili forse messe per allungare il brodo: ad esempio non ho molto capito il senso della "storia" fra Irene e Michele, la mezza storia fra Marica e Carmine, quella fra Ares e Francesca e tra la stessa Francesca e Salvatore. Così come ho trrovato assurdo che Salvatore si confidi così tanto con tre suoi studenti (adolescenti); ho poco sopportato i tic e gli scatti nervosi della Bellè che francamente mi hanno reso Yara non proprio simpatica rispetto alle altre tre (spero che la cosa sia limitata a questo ruolo e che non sia una caratteristica dell'attrice): ho apprezzato invece molto Maria Pia Calzone nel ruolo di Marica, una dura che non è tale, visto che nonostante tutto ciò che dice è molto attratta dal mondo degli umani, al punto da custodire gelosamente un segreto: trent'anni prima aveva salvato alcune persone da un naufragio e ora le cerca per vedere che cosa hanno fatto di quelle vite che lei gli aveva salvato. Mi sono piaciuti anche Argentero e la piccola Rosy Franzese.
Strampalato ma gradevole.







venerdì 8 dicembre 2017

La ragazza del mondo, 2016


Regia di  con Michele Riondino (Libero), Sara Serraiocco (Giulia), Marco Leonardi (Costantino), Pippo Delbono (Giacono), Stefania Montorsi (Costanza).




Giulia è una giovane liceale Testimone di Geova assieme a tutta la sua famiglia. La sua vita ruota attorno a questo mondo: le adunanze, il lavoro parti time per avere tempo per predicare, il non poter assecondare il suo talento per la matematica perchè considerato vanesio dalla sua religione. L'insoddisfazione cova dentro di lei, esplodendo nel giorno in cui conosce Libero, un "ragazzo del mondo" appena uscito dal carcere, con cui intreccia una storia che le costa l'espulsione dalla comunità....


Film che avrebbe meritato più attenzione di quella ricevuta da parte del pubblico, data la qualità con cui a mio avviso è stato realizzato e come viene raccontata un'ambientazione non semplice: quella dei Testimoni di Geova. Sarebbe stato molto facile scadere nella banalità e nello stereotipo tratteggiando ambientazione e personaggi, ma il regista di questo film è riuscito dell'impresa di non farlo.
Ed è un merito non da poco.
La storia d'amore, in sè, non mi ha colpito particolarmente come mi aspettavo: non ho trovato il personaggio di Libero così positivo come descritto in altre recensioni, e non certo per i suoi trascorsi poco puliti, ma perchè nel corso della storia non sembra proprio prestare molta attenzione a Giulia e ai suoi bisogni, e sopratutto a lei come persona. Mi ha dato più l'impressione di essere innamorato dell'immagine di lei che lui si è costruito: non capisce l'importanza che ha per lei il suo mondo religioso anche quando decide di lasciarlo, addirittura la mette in pericolo mettendola in contatto con gli spacciatori con cui fa affari e non si tira indietro nel riversarle addosso sensi di colpa per situazioni di cui lei  effettivamente non ha alcuna colpa. Non proprio un tipo onesto nei sentimenti...
Anche Giulia del resto pare coinvolta solo perchè inesperta e già orientata vers il cambiamento; è probabile comunque che sia proprio questa la chiave di lettura che il regista vuole dare: Libero è lo "strumento" (so che è una brutta parola ma non me ne viene una meglio) attraverso cui Giulia troverà il coraggio di emanciparsi da una comunità affettuosa ma che le andava stretta.
Quello che ho veramente apprezzato in questo film è il riuscire a rendere i Testimoni di Geova come persone reali, non per forza dei cattivi bigotti fuori di testa; anche quando sbagliano, anche i capi che sottopongono a giudizio Giulia sono persone umane, davvero convinte di ciò che predicano e- nei limiti del possibile- anche comprensive: si nota in particolare come nella scena del "processo" si accostano a Giulia senza offenderla nè aggredirla, e come anche quando le portano il giudizio negativo siano dispiaciuti per lei. 
Molto bravi i due interpreti Riondino e Serraiocco, e anche le figure comprimarie.



lunedì 4 dicembre 2017

Rapunzel e l'intreccio della torre (Tangled),2010




Regia di Nathan Greno e Byron Howard, con le voci italiane di: Laura Chiatti (Rapunzel),Giampaolo Morelli (Flynn), Giò Giò Rapattoni (Gothel),





Rapunzel è una ragazza con una lunghissima chioma bionda, che ha sempre vissuto rinchiusa in una altissima torre per volere della madre Gothel, che in questo modo ha inteso proteggerla dai pericoli di cui il mondo è pieno. La stessa Gothel può accedere al rifugio della figlia solamente arrampicandosi usando i capelli della giovane come fune fino ad arrivare all'unica finestra.
Ovvio che il più grande desiderio di Rapunzel sia quello di poter evadere, anche solo per poco tempo, dalla sua prigione; in particolare ogni anno, la sera del suo compleanno, sa che nel vicino regno fanno una festa che culmina con centinaia di luci liberate in cielo: Rapunzel vorrebbe per una volta parteciparvi e vedere quel bellissimo spettacolo.
Finalmente proprio pochi giorni prima del suo 18esimo compleanno Gothel parte per un viaggio; Rapunzel capisce che è un'occasione unica, e quando un giovane avventuriero, Flynn Ryder, inseguito dalle guardie reali, scopre la Torre nel folto della foresta la giovane decide di stringere un patto: gli darà rifugio ma in cambio l'aiuterà a uscire e andare alla festa....




Versione Disney della famosa fiaba di Raperonzolo, della fiaba originale rimane ben poco, e il racconto si inserisce più che altro nel filone Disney anni 2000 con eroine femministe e vivaci in cerca non solo dell'amore ma di una vita avventurosa e realizzata.
La simpatica Rapunzel è forse la più caratteristica di esse, da questo punto di vista: un vero peperino sia dal punto di vista fisico che da quello caratteriale visto che, pur vivendo rinchiusa in una Torre, riesce a trascorrere la sua giornata rimpiendola di mille interessi, tra cui la pittura, l'amore per gli animali; gran parte della giornata se ne va comunque per pettinare la notevole chioma di cui la giovane è dotata, che le è vietatissimo tagliare per misteriose ragioni e che serve sopratutto a far salire nella Torre la madre Gothel.
Quest'ultima in realtà non è la vera madre di Rapunzel, ma una strega che anni prima rapì la piccola principessina proprio per utilizzare i suoi capelli, dotati di un potere magico che le permette di restare giovane per sempre. Quest'ultima è una cattiva di prim'ordine e molto ben caratterizzata; crudele, vanitosa e subdola, non perde occasione per instillare nella "figlia" un senso di colpa per il suo desiderio di uscire dalla Torre e vedere il mondo, tenendola così legata a sè per il proprio scopo. 

Il terzo personaggio importante nel cartone è Flynn Ryder, giovane avventuriero inseparabile dal Fido cavallo      , che durante uan delle sue fughe scopre la Torre e ....quale rifugio migliore? Peccato che essa sia già occupata- come sappiamo- e che la sua occupante non solo sia una peperina ma sia ben decisa a "usarlo" come mezzo per fuggire finalmente dalla sua prigione...la collaborazione iniziale e relativi battibecchi fra i due sono a mio avviso la parte migliore del film.
Cartone vivace e divertente, con animazione e colonna sonora molto ben curati. Per me, dopo "Frozen" uno dei migliori di questi anni 2000.


mercoledì 29 novembre 2017

La stanza di Marvin (Marvin's room) 1997



Regia di Jerry Zaks, con Meryl Streep (Lee), Diane Keaton (Bessie), Leonardo Di Caprio (Hank), Hume Cronin (Marvin), Gwen Verdon (zia Ruth), Hal Scardino (Charlie).



Bessie e Lee sono due sorelle molto diverse fra loro: la tranquilla Bessie ha sempre vissuto nella casa di famiglia occupandosi dell'anziano padre Marvin (ormai allettato e preda dell'Alzheimer) e della svampita zia Ruth; Lee invece se n'è andata giovanissima, sposandosi e facendo una vita lontana dalla città natale. Le due non si vedono da vent'anni quando a Bessie viene diagnosticata la leucemia e sarebbe necessario un trapianto di midollo osseo; la donna quindi contatta la sorella, che ritorna alla casa paterna assieme ai due figli, l'adolescente problematico Hank e il piccolo Charlie...



Ho visto questo film esattamente vent'anni fa al cinema, alla sua uscita; nessuno ci aveva badato molto tranne me a quanto pare, che in effetti ricordo che il film mi colpì particolarmente non solo per il concentrato di sfighe che accadono ai personaggi (a un certo punto viene voglia di dire "fateve benedì!"), ma anche per il finale che esprime dolore e allo stesso tempo speranza. Nonostante tutto infatti non mi ha lasciato quella tristezza che si potrebbe sospettare dalla trama, anzi mi ha lasciato l'idea di una famiglia comunque riunita e finalmente chiarita.
La scena è equamente divisa tra due mostri sacri, ovvero la Streep e la Keaton che a mio avviso se la cavano egregiamente con i loro due personaggi: la prima è Bessie, una donna timida e tranquilla che ha sempre vissuto nella città natale, occupandosi con amore dei familiari anziani; forse anche lei avrebbe voluto di più dalla vita, ma ha comunque accettato ciò che la vita ha deciso per lei. Lee invece, più indipendente ( e si sottintende anche più tormentata) si è ribellata a questo tipo di vita e  ha deciso di seguire i suoi sogni e i suoi progetti: se n'è andata in un'altra città creandosi una famiglia e vivendo la sua vita lontano, anche quando le cose sono andate male. 

L'affetto tra le sorelle sotto sotto si sente sempre, ma farlo uscire e recuperare il rapporto sarà arduo e  a sorpresa il collante fra le due sarà proprio Hank, il figlio di Lee, interpretato molto bene da un giovanissimo Leonardo Di Caprio: adolescente problematico (è un eufemismo, visto che è finito in manicomio per aver dato fuoco alla casa di famiglia), soffre per il divorzio dei genitori e il conseguente allontanamento del padre, di cui incolpa la madre senza volerne sentire le ragioni; si affeziona moltissimo alla zia e ciò porterà anche a lui a maturare e superare i propri problemi (forse, non è chiarissimo). Tre protagonisti molto bravi, inutile invece il cameo di De Niro nei panni del medico curante di Bessie, anche se non si può dire sfiguri.
Al limite una caduta di stile del film può essere l scopiazzatura in versione Keaton - Di Caprio della famosa scena della corsa in auto sulla spiaggia di "Voglia di tenerezza"...daì, è impossibile sia solo un caso!


sabato 25 novembre 2017

Gomorra- Stagione 1, 2014





Regia di Stefano Sollima, con Marco D'amore (Ciro Di Marzio), Salvatore Esposito (Genny Savastano),Fortunato Cerlino (Pietro Savastano), Maria Pia Calzone (Imma Savastano), Marco Palvetti (Salvatore Conte),Fabio De Caro (Malammore),Pina Turco (Deborah Di Marzio).




Nel Napoletano- zona Secondigliano- si fronteggiano due clan rivali: quello di Don Pietro Savastano e quello di Salvatore Conte. Il clan più temuto è quello di Don Pietro, di cui tra gli altri fanno parte Ciro, dello "Immortale", braccio destro del boss, lo spietato killer Malammore e altri. Don Pietro affida a Ciro il compito di preparare suo figlio Gennaro (detto Genny) al futuro ruolo di capo famiglia, nonostante il ragazzo inizialmente non sembri molto portato per la cosa.
Tra ciro e Genny il rapporto è inizialmente solido, ma le cose camiano quando Don Pietro viene arrestato e le redini vengono momentaneamente prese da Donna Imma, moglie del boss, donna volitiva e all'altezza del ruolo, che disprezza sia Ciro che- in parte- il proprio figlio. non ritenendolo adatto al ruolo che gli è destinato. Per questo le spedisce in Honduras per fortificarlo....



Ispirato all'omonimo romanzo (2006) di Roberto Saviano- tra gli autori della sceneggiatura- è una serie tv in un certo senso molto particolare: non esistono infatti all'interno di essa personaggi o fatti positivi, di alcun tipo. Ed è questo che mi ha fatto recedere dal proposito iniziale di seguire entrambe le serie (la terza è iniziata in questi giorni).
Intendiamoci, se si parla di camorra non è che ci si possa aspettare granchè, ed in effetti la serie è fin troppo realistica da questo punto di vista: la camorra è ritratta in tutta la sua spietatezza, un mondo dove non si guarda in faccia nessuno, dove non si esita  a sacrificare quello che fino al giorno prima era l'amico più caro, o la moglie, o lo zio che ti ha cresciuto; sopratutto non si esita a sacrificare giovanissimi attirandoli- per colpa di una società in cui le prospettive sociali sono ridotte allo zero e la disoccupazione impera- con lusinghe e false promesse di potenza e ricchezza, per poi non esitare a ucciderli quando non servono più. Anche chi sopravvive e ottiene il potere non è un vero vincente, perchè vive guardandosi le spalle e senza potersi fidare realmente di nessuno.
Quindi la rappresentazione della camorra in questo modo è giusta (colpisce comunque che nella zona di Napoli i personaggi della fiction siano dei veri e propri idoli da seguire, nonostante non ce ne fosse uno positivo); però trovo che in una fiction ci voglia anche qualche momento più leggero o positivo, come succedeva ad esempio in "Romanzo criminale" (perlomeno nella prima serie), dove ogni tanto c'era una storia d'amore, qualche siparietto comico o i "buoni" della polizia all'inseguimento dei criminali della Banda Della Magliana.
Qui invece quelle poche forze dell'ordine oltre che essere assenti sono pure anonime, come anonime rimangono le innumerevoli vittime civili di sparatorie e investimenti vari; solo nella puntata 9 viene ricordata la vicenda di Gelsomina Verde, una giovane ragazza torturata e uccisa solo perchè fidanzata con una leva di un clan rivale, nonostante fosse totalmente estranea a quel mondo. Non ho capito molto il perchè di questa scelta.
Queste le mie motivazioni per cui non seguirò una serie tv per il resto ottima da ogni punto di vista: oltre alla sceneggiatura, ottimo cast dove primeggiano Salvatore Esposito e Marco D'amore nei ruoli dei due protagonisti- rivali per eccellenza: Genny e Ciro, inizialmente quasi due fratelli che però diventeranno acerrimi nemici. Oltre a loro, ottime le prove di Maria Pia Calzone nel ruolo di Donna Imma, spietata figura di donna di camorra che però regala qualche lieve sprazzo di umanità, e Fortunato Cerlino nel ruolo di Don Pietro Savastano, capo indiscusso di Secodigliano. Oltre a tutti gli altri, protagonisti e non, davvero ottimi nel caratterizzare personaggi non certo facili.
Non potevano mancare come colonna sonora le tipiche canzoni neomelodiche che a Napoli furoreggiano: peccato che qui ogni volta che se ne sente una bisogna prepararsi a una strage....
Una menzione infine alla fotografia, scura e cupa anche di giorno, che sottolinea alla perfezione la mancanza di speranza di questa terribile realtà.



mercoledì 22 novembre 2017

Vittoria e Abdul (Victoria and Abdul), 2017




Regia di Stephen Frears, con Judy Dench (Regina Vittoria),Ali Fazal (Abdul), Adeel Akthar (Mohamed),Eddie Izard (Bertie).


L'ormai anziana Regina Vittoria è una donna amareggiata dalla vita: gli stressanti impegni scandiscono ogni minuto della sua giornata impedendole di riposarsi o dedicarsi ad attività per lei piacevoli, e i suoi affetti sono morti oppure deludenti.
Per consegnarle     arrivano dall'India due     , Mohamed e Abdul; la regina rimane colpita dall'intelligenza di quest'ultimo e quindi prolunga la sua permanenza in Inghilterra, nominandolo prima suo servitore e poi, in un crescendo di fiducia reciproca "Mushi", ovvero suo maestro e consigliere spirituale....




Tratto da una storia vera venuta alla luce da poco, ennesimo film/fiction con protagonista la Regina Vittoria, tra l'altro tema già trattato nel 1997 dallo stesso regista con "La mia regina" e con la stessa efficace protagonista, Judy Dench.
Qui siamo proprio negli ultimi anni del regno di Vittoria, una regina che dalla vita ha avuto tanto: un regno ereditato a 18 anni, un matrimonio felice con Albert, un nuovo amore nel suddito John Brown dopo la morte di Albert, nove figli. Ma ha anche tolto tanto, visto che sia Albert che John sono morti ancora giovani da ormai molti anni, e i figli si sono rivelati una delusione, specialmente Bertie, l'erede al trono (o forse, come malignamente viene suggerito da altre fonti biografiche, era lei che non amava molto i figli....non si sa). Ora Vittoria è anziana e molto stanca, desidererebbe una vita semplice e tranquilla per potersi riposare e dedicare a sè stessa, ma i pressanti doveri di Regina non le consentono di avverare questo sogno.
Dall'India però arriva una ventata di novità rappresentata da Abdul, giovane impiegato scelto per consegnare a Vittoria (che era anche imperatrice dell'India) un omaggio; colpita inizialmente dal suo fascino, Vittoria lo vuole fra i suoi servitori. Abdul riesce così un poco alla volta a farsi conoscere anche come persona, con l sua intelligenza e cultura, instaurando pian piano un'intensa amicizia (o meglio, affetto senile da parte di lei, innocente trasgressione da parte della regina) che lo porterà a rimanere in Inghilterra fino alla morte di Vittoria (1901) in qualità di maestro di urdu e consigliere spirituale.




 Il film è tutto giocato sul rapporto tra questa strana coppia" e sulle dinamiche di invidia  e astio che si sviluppano all'interno della corte nei confronti del  nuovo arrivato, che non verrà mai accettato; a un certo punto si rischierà anche che l'intera corte si sollevi contro la Regina, anche se poi ciò non succederà. E' a parte che ho trovato più triste, sembra proprio che nessuno si preoccupi di Vittoria come persona e che nessuno pensi ai suoi desideri e alla sua felicità; viene vista solo come mezzo per raggiungere o mantenere una posizione a corte.
Judy Dench come sempre ottima, bravo anche l'interprete di Abdul, una menzione speciale per il mio personaggio preferiti, Mohamed, l'amico di Abdul arrivato con lui dall'India e che morirà solo in Inghilterra perchè nessuno presterà attenzione al suo dolore per la lontananza dalla patria, dolore che si trasformerà nella malattia che lo condurrà alla morte. Ciò nonostante si rifiuta di tradire Abdul accusandolo falsamente di essere una spia, come richiesto da Bertie pur di liberarsi del "rivale".










sabato 18 novembre 2017

American Pastoral, 2017



Regia di Ewan McGregor, con Ewan (McGregor (Seymour Levov), Jennifer Connely (Dawn Levov), Dakota Fanning (Meredith Levov)


Seyomur Levov, detto "Lo Svedese", giovane ebreo nipote di immigrati, è il ragazzo più invidiato tra i suoi conoscenti: atleta eccellente ai tempi della scuola, bello, erede della fabbrica di famiglia, sposa Dawn, ex Miss New Jersey, e vanno a vivere nella tranquilla e pittoresca cittadina di Old Rimrock e hanno una figlia, Merry.
Chi più di lui ha le carte in tavola per una vita perfetta e priva di fallimenti?
Ma non è tutto oro ciò che luccica, e per lo Svedese dopo anni di vita felice il destino riserverà la più tragica delle sorprese....



Tratto dal romanzo omonimo (1997) di Philip Roth, rappresenta l'esordio alla regia di Ewan McGregor, uno dei miei attori favoriti da sempre. Sicuramente è un romanzo molto complesso e non facilmente adattabile per il grande schermo, e difatti il risultato è stato fortemente avversato dalla critica e non ha nemmeno avuto particolare successo di pubblico.

Tuttavia ritengo che come primo tentativo per un regista non sia un brutto film, sebbene sia inevitabile che ciò che viene mostrato è solo la superficie di quello che accade in realtà, visto che nel romanzo l'introspezione psicologica dei personaggi è molto profonda. 
La narrazione del film quindi si concentra prettamente su ciò che accade nella famiglia felice dello Svedese, Seymour Levov, quando la figlia adolescente Merry  aderisce a uno dei tanti groppuscoli di lotta contro la guerra del Vietnam ( e sopratutto contro la borghesia e il Sistema Americano) diventando terrorista e arrivando addirittura a fare saltare in aria l'emporio del loro paese, causando la morte del proprietario che in quel momento era dentro.
Se prima di allora la vita si era svolta felicemente- tanto che lo Svedese per chi lo conosceva era l'incarnazione della realizzazione del Sogno Americano- da quel momento in poi Seymour e Dawn precipitano in un abisso di disperazione  da cui non si risolleveranno mai più. Ho trovato gli interpreti molto efficaci, nonostante Dakota Fanning sia anch'essa penalizzata dalla sceneggiatura che modifica il suo personaggio in maniera troppo superficiale, sopratutto in alcuni punti, come ad esempio  nella parte finale.
Da non buttare del tutto....






mercoledì 15 novembre 2017

Il secondo, tragico Fantozzi, 1976

 Regia d Luciano Salce, con Paolo villaggio (Ugo Fantozzi), Liù Bosisio (Pina Fantozzi), Gigi Reder (Rag. Filini), Anna Mazzamauro (sig.na Silvani), Plinio Fernando (Mariangela Fantozzi),Giuseppe Anatrelli (Geom. Carboni), Mauro Vestri (Guidobaldo Maria Riccardelli), Paolo Paoloni (Megadirettore Galattico),Nietta Zocchi (Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare).


Continuano le disavventure del ragioniere Ugo Fantozzi: il Duca Conte, suo superiore, sorteggia il suo nome per farsi accompagnare al Casinò di Montecarlo come portafortuna, incarico da cui avrà solo disagi; a cena dalla Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare viene preso di mira dal gigantesco alano di quest'ultima; trova il modo di ribellarsi alle angherie del professor Guidobaldo Maria Riccardelli, che da anni costringe i dipendenti a partecipare obbligatoriamente a un cineofrum aziendale dove vengono tresmessi esclusivamente film di registi russi in lingua originale; viene insidiato dalla signorina Silvani che in realtà lo sta solo usando per vendicarsi del marito, il geometra Calboni.....



Secondo appuntamento con il ragioniere più amato e sfortunato d'Italia, anch'esso tratto dai romanzi di Paolo Villaggio. Non ci sono grandi cambiamenti e si continua sostanzialmente sulla falsariga del primo film, al limite si può notare come le disavventure del nostro ragioniere siano sempre più catastrofiche e improntate a quel "tragico" cui si riferisce il titolo. 

Ed in effetti, il film contiene alcune delle gag più famose della serie, nonchè quella diventata famosa a livello anche sociale e di cultura: parlo ovviamente della mitica scena in cui un coraggioso (una volta tanto) Fantozzi sale sul palco del cineforum aziendale - dove per l'ennesima volta i dipendenti sono stati costretti a vedere in lingua originale "La corazzata Potemkin", compresa la sera in cui alla tv c'è la finale degli Europei di calcio!- e urla la mitica frase "La corazzata Potemkin è una caxxxta pazzescaaaaaaaaa!", dando il via a una rivolta che si concluderà come sempre nel nulla, ma dando un guizzo di reazione al personaggio, che per una volta tanto con il suo grido di liberazione si rifiuterà di subire passivamente. Non credo che questa scena abbia bisogno di spiegazioni ulteriori!
Famose anche la cena dalla contessa Serbelloni e la"vendetta" della Silvani ai tradimenti di Calboni, nel complesso un film godibile e "prolungamento" del primo. E' anche l'ultimo dove la Pina è interpretata da Liù Bosisio.



giovedì 9 novembre 2017

Hannah Montana_ Il film (Hannah Montana: The Movie), 2009




Regia di Peter Chelsom ,con Miley Cyrus(Miley Stewart/Hannah Montana),Billy Ray Cyrus (Robbie Ray Stewart),Jason Earles(Jackson Stewart),Lucas Till (Travis),Margo Martindale(nonna Ruby).


Hannah Montana, la pop star californiana idolo di milioni di adolescenti, è in realtà Miley Cyrus, una semplice sedicenne che vive una vita comune a tante sue coetanee.Solo il padre (che è anche manager della figlia),il fratello, la migliore  amica e la nonna conoscono il suo segreto;finora Miley ha saputo giostrarsi bene tra le sue due vite, ma una serie di incidenti fa capire al padre che la ragazza rischia di “esplodere”,inducendo l’uomo a riportare  la figlia nel nativo Montana per un periodo di vacanza.
La cosa sembra funzionare,infatti Miley riprende contatto con una vita meno stressante e si innamora anche di un ex compagno di scuola, ma l’ombra di Hannah incombe…

Che cosa spinse ormai otto anni fa ,in una calda sera di maggio, una trentenne in perenne crisi esistenziale a vedere questo tipico  teen movie invece di IL SANGUE DEI VINTI, film che la interessava molto di più e di cui da tempo attendeva l’uscita?Voglia di vedere qualcosa di leggero dopo una settimana pesante,regressione al bel tempo andato,un pizzico di curiosità nei confronti di questo famoso personaggio di cui parlano anche molti bambini all’asilo…certo non è che avessi grandi aspettative verso questo film.
Devo però dire, nonostante tutto, che sono uscita dal cinema con un piacevole senso di leggerezza e con la sensazione di non aver sprecato i 7 euro e 50 del biglietto(visto che non mi sono ricordata di prendere quello gratis ho dovuto pagare).Il film è carino,scorrevole,piacevole:la protagonista canta delle graziose canzoncine, è simpatica e carina( fisicamente molto più bella nei suoi panni reali che come Hannah!),anche gli altri personaggi sono simpatici.Certo la storiellina è piuttosto banale e piena di gag stracotte(incidenti con porte girevoli,indirizzi appositamente sbagliati,la protagonista che non riesce a entrare al suo stesso concerto non essendo stata riconosciuta dal suo stesso staff in quanto si è presentata come Miley e non come il suo alter ego),con messaggi un po’ troppo retorici(ma forse la vedo così perché sono in un periodo di pessimismo),come “la vita di campagna e più sana e vera di quella di città” e “il bruco diventa farfalla”( a questo purtroppo non ci credo più!),ma chi come me cercava solo un po’ di evasione credo rimarrà soddisfatto.Del resto sarebbe sbagliato pretendere da un teen movie cose che non può dare…fa comunque riflettere come queste giovani star siano a contatto con una vita che rischia di bruciarli, ma questo è un altro discorso.
Il film è la versione cinematografica di una sitcom per adolescenti prodotta dalla Disney, che ha avuto un successo planetario tra i giovanissimi,pari al precedente HIGH SCHOOL MUSICAL.La protagonista mantiene nel nella finzione il suo vero nome, così come il padre di Miley è interpretato dal vero padre di Miley,Billy Ray Cyrus, cantante country trasformatosi nel manager della figlia.





martedì 17 ottobre 2017

Il comandante e la cicogna, 2012

Regia di Silvio Soldini, con Valerio Mastandrea (Leo), Claudia Gerini (Teresa ), Alba Rorwarcher (Diana), Luca Zingaretti (Avvocato Malaffano), Giuseppe Battiston (amanzio), Serena Pinto (Maddalena),Luca Dirodi (Elia).

Il vedovo Leo Buonvento cresce da solo i due figli Maddalena ed Elia, dialogando ancora con la moglie morta; la sua monotona vita subisce una brusca impennata quando la figlia, 17 anni, viene coinvolta in uan imbarazzante situazione riguardante un video hard messo in rete dall’ex fidanzato per vendetta.

Leo si rivolge così a  Malaffano , avvocato intrallazzone che ha commissionato un affresco kitch a Diana, sfortunata artista piena di debiti e affitti arretrati al padrone di casa,Amanzio, uno strano tipo di moralizzatore urbano con cui Elia fa amicizia…


Una commedia carina e leggera ma non banale, con un’impostazione un po’ favolistica e un’idea a mio avviso particolarmente originale: far parlare tra di loro le statue di vari personaggi famosi, che dall’alto del loro podio osservano la vita degli umani di oggi e ne traggono le dovute conseguenze.

La vicenda che mi ha coinvolto di più è stata quella della famiglia Buontempo, anche per lo strano personaggio interpretato da Claudia Gerini, che pian piano rivelerà al pubblico il suo mistero; inoltre ho trovato particolarmente interessante, credibile e bello il ruolo di Mastandrea, padre che cerca in maniera goffa e difficoltosa, tra qualche sbaglio e disattenzione, di crescere i propri figli e trovare un rapporto con loro mentre ancora non riesce a rielaborare il lutto per la perdita della moglie. Devo dire che mi ha anche un po’ commosso….

Altro personaggio che mi è piaciuto quello di Giuseppe Battiston, ipocrita moralizzatore ma non del tutto, mentre ho trovato piuttosto incolore Alba Rorwarhwr, forse perché comunque era quello che il suo personaggio richiedeva. Bravo Luca Zingaretti ma inguardabile con la parrucca con i capelli lunghi!

Molto belle le scene girate in esterno, soprattutto di notte.




domenica 8 ottobre 2017

Il mio grosso grasso matrimonio greco 2 (My big fat Greek wedding 2 ), 2017

 Regia di Kirk Jones, con Nia Vardalos (Toula Portokalos),John Corbett (Ian Miller), Elena Kampouris (Paris Miller),Michael Costantine (Kostantine Portokalos), Laine Kazan (Maria Portokalos),Andres Martin (Zia Voula),Mark Margos (Panos Portokalos).



Sono passati molti anni dal primo episodio, ma la famiglia Portokalos non è cambiata: dopo il fallimento dell'agenzia di viaggi dove lavorava, Toula è tornata nel ristorante di famiglia, dove si occupa così anche degli anziani genitori, Maria e Costa; a ciò si aggiungono i problemi adolescenziali della figlia Paris, che sogna di andare al college in un'altra città per distaccarsi dalla soffocante presenza della grande famiglia greca.
Durante una ricerca sulle sue origini Costa scopre che il certificato di matrimonio fra lui e Maria, avvenuto cinquant'anni prima, non è stato firmato e quindi il loro matrimonio non è valido; i due decidono di risposarsi, e Maria stavolta è intenzionata ad avere la bella cerimonia che non potè avere la prima volta a causa della guerra.
Ovvio che anche per questo matrimonio si movimenti in massa la famiglia Portokalos....



"Il mio grosso grasso matrimonio greco" è uno dei miei film favoriti, e Toula è il personaggio cinematografico a me più vicino, visto che- lieto fine a parte- è praticamente identica a me;  per questo motivo ho deciso di vedere anche questo sequel venuto molti anni dopo non si sa il perchè, dato che- come nella maggior parte dei casi- non se ne sentiva minimamente il bisogno.
Risultato: il film si lascia vedere per la simpatia e l'affetto che suscitano i personaggi, ma sinceramente non è nulla di che. La trama è abbastanza sciocca e realizzata in modo sciatto, senza nessun tipo di approfondimento, al punto che spesso vengono ripetute gag e situazioni del primo film che qui non hanno alcun motivo di essere (come il nonno che dice alla nipote diciottenne "ti devi fidanzare perchè sei troppo vecchia", come lo diceva nel primo film alla di lei madre; nel primo film la gag aveva un senso, qui no). Gli stessi personaggi per quanto simpatici appaiono a tratti irritanti: Costa con la sua ossessione per la cultura di origine, Maria con quella per la cerimonia greca, la stessa Toula con l'attaccamento alla figlia: francamente quando ha gridato "perchè vuoi andare via da me?!" in maniera tragica alla notizia che la ragazza ha scelto un college in un'altra città, non ho potuto non provare la massima solidarietà per la povera Paris. 
Gli unici personaggi meritevoli (il fratello di Costa, zia Voula e la bisnonna) sono molto abbandonati a sè stessi: solo la bisnonna riserverà qualche sorpresa. Ma ovviamente non basta.





sabato 30 settembre 2017

Non sposate le mie figlie! (Qu'est-ce qu'on a fait au Bon Dieu?), 2014

 Regia di Philippe de Chauveron, con Christian Clavier (Claude), Chantal Lauby (Marie), Frederique Bel (Isabelle), Julia Piaton (Elodie), Emile Caen (Segolene),Elodie Fontane (Laure),Frederic Chau  (Chao), Ary Abittan (David), Medi Sadoun (Rachid), Noom Diawara (Charles).





Claude e Marie sono una coppia di borghesi cattolici praticanti con quattro figlie, ognuan delle quali ha sposato un uomo di cultura non occidentale: Isabelle Ha sposato il mussulmano Rachid, Odile l'ebreo David e Segolene il cinese Chao. anche se i suoceri amano definirsi liberali e di larghe vedute, gli incontri familiari non sempre sono facili, non solo tra i suoceri cattolici e i generi, ma anche fra i tre cognati che non mancano di punzecchiarsi e fare battute sulle rispettive culture di origine.
Durante la cena di Natale tutta la famiglia però compie enormi sforzi per mettere da parte permalosità e motivi di discussione e creare un clima di serenità e affetto, riuscendoci. Ed è proprio questo che incoraggia la figlia minore, Laure, ad annunciare di essere fidanzata con Charles e di avere deciso di accettare la sua proposta di matrimonio.
Quello che i genitori non sanno è che Charles è di origine africana....





"Indovina chi viene a cena?", forse il primo film a trattare il tema della coppia mista, è del 1967 ; da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, ma anche al giorno d'oggi film di questo tipo continuano a essere spunto per interessanti riflessioni e anche per divertenti film che possono servire allo scopo, visto che la multiculturalità è un concetto molto ampio e spesso
In questa versione francese e contemporanea la modernità ci mette lo zampino, ma sostanzialmente l'argomento rimane lo stesso: ora abbiamo tre generi di etnie e culture completamente diversi, seppure nati e vissuti in Francia, che entrano nella famiglia di due suoceri fermamente cattolici. Gli Equivoci, le battute volute o meno si sprecano, e non solo con i due cattolici ma anche fra di loro- molto bella questa decisione, i quanto illustra che il razzismo sono è solo ed esclusivamente di bianchi contro neri o europei contro arabi- inpltre, quando verrà introdotta la famiglia africana, viene mostrato come anch'essi abbiano dei pregiudizi verso i bianchi. Qui in particolare sono i due padri, nonostante litighino sempre per le loro culture, a fare fronte comune quando si tratta di annullare il matrimonio dei due figli, mentre le madri, più sagge, di adopereranno a risolvere la situazione.
Anche fra le quattro sorelle la situazione non è delle migliori: alla notizia del matrimonio col giovane africano, le prime tre protestano contro l'ultimogenita dicendo che non è giusto sconvolgere l'equilibrio faticosamente costruito dai genitori con i loro mariti....comodo eh?
L'assunto di base del film, in realtà, è espresso in una frase del personaggio di David, che afferma che in fondo siamo tutti un po' razzisti. 
Gli attori mi sono sembrati tutti ottimi e in parte, e in particolare mi hanno divertito i duetti della "strana coppia" Clavier e N'zonzi, padri terribili intenti a scongiurare le odiate nozze che verrano ricondotti alla ragione dalle rispettive mogli.
Molto interessante e attuale.





giovedì 28 settembre 2017

Nel mondo di Alice, 1971




Regia di Guido Stagnaro, con Milena Vukotic (Alice),Ave Ninchi (Regina di Cuori),Franca Valeri (La Duchessa), Giustino Durano (il Cappellaio Matto), Bruno Lauzi (Trullalì), Ricky Gianco (Trullalà).


La piccola Alice sta seguendo la noiosa lezione di storia tenutale dalla sorella Anna, quando all’improvviso la sua attenzione viene attratta da un bizzarro e misterioso coniglio bianco che corre dicendo di essere in ritardo; la bambina lo segue e quando lui entra nel buco di un albero, anche lei vi scivola dentro, finendo in un tunnel che sbuca nel fantastico Paese delle Meraviglie. Qui Alice, mentre cerca il coniglio, vivrà mille avventure bizzarre con personaggi come il Cappellaio Matto, lo Stregatto, la Regina di Cuori, il Leprotto Bisestile, Pinco Panco e Panco Pinco.Ma non sarà solo un sogno?



E' proprio vero che non si finisce mai di imparare: girovagando per il sito Rai ho scoperto esserci anche uno sceneggiato italiano su "Alice nel paese delle meraviglie", la mia fiaba favorita quando ero piccola, che ancora adoro. Ovviamente me lo sono guardata, e seppure non possa dire di essermelo goduta fino in fondo l'ho apprezzato in quanto ben fatto e originale rispetto anche a molte versioni straniere.

La protagonista stavolta è interpretata da Milena Vukotic,che nonostante sia universalmente nota come la Pina di Fantozzi e la nonna di "Un medico in famiglia" è un'attrice con alle spalle un vasto curriculum sia cinematografico che teatrale. Qui è mattatrice quasi assoluta dato che anche i personaggi secondari sono molto defilati nonostante siano anch'essi interpretati da grandi del cinema e del teatro: ma è Alice, con il suo viso buffo, le sue riflessioni un po' saccenti e il suo scontro con il mondo reale e quello ideale il vero fulcro della storia. La rappresentazione si muove su fondi colore pastello e con disegni originali opera del disegnatore Emanuele Luzzati, che ha realizzato anche la sigla cantata dalla stessa Vukotic. Alcune situazioni forse sono tirate un po' per le lunghe, ma lo sceneggiato riesce a coprire tutto il libro e alla fine la sensazione che si ha è quella davvero di svere appena visto un sogno, come capitato ad Alice.
Da riscoprire.







domenica 24 settembre 2017

Buffy l'ammazzavampiri (Buffy-The vampire slayer), 1997-2003



Serie tv ideata da  Joss Wheadon  , con Sarah Michelle Gellar (Buffy Ann Summers), David Boreanaz (Angel),Nicholas Brandon (Alexander Harris),Allison Hannigan (Willow Rosenberg),Anthony Head (Rupert Giles),Michelle Tatchnberg (Dawn Summers),James Masters (Spike),Emma Caulfield (Anya Jenkins),Charisma Carpenter (Cordelia Chase),Amber Benson (Tara Finley),Kristine Sutherland (Joyce Summers), Juliet Landau (Drusilla).


L'adolescente Buffy si trasferisce con la madre nella cittadina di Sunnydale e comincia a frequentare il liceo; dietro l'apparente normalità la giovane nasconde un segreto: è la prescleta per il ruolo di Cacciatrice, ovvero colei che ha il compito di combattere mostri,demoni e vampiri di ogni sorta.
Assieme agli amici Willow e Xander e al professor Giles fonderà un gruppo chiamato "Scooby Gang" e dedito alla lotta ai mostri.....


Ben prima di Stephanie Meyer e Lisa Jane Smith e i loro vampiri monopolizzatori di cinema, letteratura e tv, l'apripista del genere fu, verso la fine degli anni, la cacciatrice Buffy con le avventure della sua "Scooby band" e gli amori con i vampiri Angel e Spike.
L'idea in realtà fu presa da un film di scarso successo dei primi anni '90, tra i cui  interpreti si annoverava Luke Perry, diventato poi famoso come il Dylan di "Beverly Hills 90210"; tenuta la base ma cambiata la storia su più ampia scala, il successo fu assicurato  e ancora oggi il telefilm è considerato una pietra miliare del genere fantasy- horror in tv, unico nel suo genere anche perchè caratterizzato da numerosissimi riferimenti alla cultura pop, da dialoghi brillanti e da situazioni con molteplici livelli di lettura.
Tra i riferimenti più evidenti, il nome della protagonista (Buffy Summers era la piccola protagonista della vecchia serie tv "Tre nipoti e un maggiordomo" o il nome del gruppo "Scooby gang", ma sono davvero tantissimi visto anche che il telefilm durò sette stagioni.
Inizialmente Buffy è la tipica adolescente americana non troppo brillante a scuola che arriva in una nuova città e si iscrive a una nuova scuola: in breve, la giovane scoprirà non solo di essere la Cacciatrice Prescelta per combattere il Male (motivo per cui aveva subito degli attacchi misteriosi che l'avevano costretta a cambiare città), ma anche che la scuola si trova proprio sopra la Bocca dell'Inferno (posizione ottimale per una scuola, direi!)e che il ridente paesino pullula di demoni, vampiri, streghe, mostri ecc che si nascondono sotto i più insospettabili cittadini, compresi i timidi e innocui amici di Buffy: inizialmente Xander (l'unico veramente umano e senza poteri) e Willow (una strega), a cui si aggiunge come capo e mentore il professor Giles e in seguito il vampiro Angel, un vampiro "buono" con cui la protagonista vivà una travagliata storia d'amore. 

Devo ammettere che per le prime serie non ho seguito tantissimo il telefilm, che invece ho cominciato a seguire assiduamente quando è entrato in scena il personaggio di Spike, il vampiro che prenderà il posto di Angel nella storia e anche- faticosamente e col tempo- nel cuore della nostra Cacciatrice. Con l'entrata in scena di questo personaggio le puntate hanno cominciato davvero a entusiasmarmi, anche se i personaggio originali e interessanti non erano mancati nemmeno prima, ad esempio Cordelia o Anya. 
Raccontare una serie così lunga in un post sarebbe troppo complicato, diciamo solo che l'originalità della trama assieme alla bravura di interpreti e sceneggiatori ha permesso alla serie di raggiungere una longevità non da poco (sette stagioni) e uno dei maggiori successi della tv per parecchio tempo. Ciononostante non mancano gli scivoloni e gli svarioni, su tutti quello che riguarda Dawn, la sorella minore di Buffy (Premio Personale per il personaggio più inutile della storia della tv): per alcune stagioni non c'è proprio, non si fa alcun riferimento a lei nemmeno come vivente altrove (visto che i genitori delle due ragazze sono separati, poteva anche starci), poi improvvisamente la si inserisce inventando una delle storie più rocambolesche e inverosimili di cui sia a conoscenza. 
Tutto sommato il prodotto è comunque notevole nel suo genere, e francamente trovo che sia molto meglio di tanti film o serie con argomento vampiresco ormai di moda oggi. 
Di questa serie tv esiste uno spin off, "Angel" con protagonista ovviamente il vampiro primo amore di Buffy.



mercoledì 20 settembre 2017

Matrimonio al Sud, 2015



Regia di Paolo Costella, con Massimo Boldi (Lorenzo Colombo ), Biagio Izzo (Pasquale Esposito), Barbara Tabita (Anna), Deborah Villa ( Giulia), Paolo Conticini (Gegè), Fatima Trotta (Sofia), Enzo Salvi (Lello),Luc Peracino (Teo).





I giovani Teo e Sofia decidono di sposarsi, ma c'è un problema: lui è figlio di un industriale con fabbrichetta nel Nord, lei di un pizzaiolo napoletano. ed entrambi i genitori sono attaccatissimi alla propria terra d'origine, con gravi pregiudizi per quella altrui.....



Come sapete io i cinepanettoni non li disprezzo a priori: è un genere di intrattenimento che va preso così com'è, un genere che altro scopo non ha se non far passare due ore spensierate ridendo un po'.
Negli anni mi è capitato di vederne di carini come di orrendi, e questo sicuramente appartiene s quest'ultima categoria; un film  talmente sciocco e inutile che anche i tre euro del noleggio mi sono sembrati sprecati. Trama raffazzonata, personaggi tremendi, e come umorismo più in là del meridionale che dic e"polentone" a quello del Nord e quello del Nord che dice "terrone" a quello del Sud non si va. E ovviamente questo NON E' umorismo.
Usare come ambientazione "La Sonrisa", il celebre castello ristorante di Don Antonio Polese reso celebre dal programma "Il boss delle cerimonie" non basta e non aiuta. E speriamo che il povero Don Antonio non si sia rivoltato nella tomba....

domenica 17 settembre 2017

Il padrino- parte II (The Godfather- Part II), 1974

 Regia di Francis Ford Coppola, con Al Pacino (Michael Corleone), Robert De Niro (Vito Corleone giovane), Robert Duvall (Tom Hagen),John Cazale (Fredo Corleone), Talia Shire (Connie Corleone), Diane Keaton (Kay Adams), Michael V. Gazzo (Frankie Petrangeli),Lee sTrasberg (Hyman Roth).


Dopo la morte di Don Vito Corleone suo figlio Mike, succedutogli, si trasferisce nel Nevada per guidare gli affari nel campo del gioco d'azzardo. Sposato con Kay e padre di due figli, si ritrova come previsto a dover fronteggiare molti nemici ch ambiscono a farlo fuori, ivi compresi alcuni membri della sua famiglia...;
In parallelo, abbiamo la storia di Don Vito: mandato dalla madre in America da bambino per sfuggire a una vendetta mafiosa, il giovane Vito inizialmente è un immigrato come tanti, che lavora come commesso presso un fruttivendolo e vive in ristrettezze con la giovane moglie e il figlio piccolo; quando il padrone è costretto a licenziarlo in favore di un boss Vito giura che non sarà da meno. E da lì parte la scalata al crimine....



Raramente i seguiti sono allo stesso livello del primo film; solitamente non riescono, oppure sono solo una ripetizione con poche varianti della storia originale. Questo secondo capitolo del "Padrino" (anch'esso tratto dalla seconda parte del romanzo omonimo di Mario Puzo) rappresenta una delle poche eccezioni alla regola, anzi, per quanto mi riguarda l'ho trovato in alcune parti ancora più coinvolgente del primo. Sempre a mio modesto avviso, è anche il  migliore della trilogia.
Don Vito Corleone, morto alla fine del primo film, qui rivive nella sua gioventù interpretato da Robert De Niro, che non fa certo rimpiangere Brando e anzi, tratteggia ottimamente il giovane Vito al punto da far davvero pensare che il personaggio nei due film sia stato interpretato dallo stesso attore.

A mio avviso proprio la parte che riguarda la storia di vito è la più interessante, dato che sembra segnata dal destino mafioso fin dall'inizio: il piccolo Vito infatti viene messo dalla madre da solo su una nave in partenza per l'America per essere salvato da una vendetta mafiosa, che già ha sterimanto suo padre. Completamente solo, il ragazzino cresce affidato a un'altro immigrato che gestisce un piccolo negozio di frutta e verdura, e fino ad un certo punto la sua vita è quella di un qualunque altro immigrato: lavora nel negozio del suo benefattore, si sposa, vive in ristrettezze ma onestamente. Qualcosa in lui cambia quando subisce un sorpruso grave, e anzichè capire di lottare contro chi lo ha messo in atto, decide di passare dalla loro parte vedendoli come dei vincenti.
Parallelamente abbiamo la storia di Mike, il figlio che nel primo film è passato dall'essere contro la mafia e deciso a non occuparsi delle attività di famiglia a diventarne addirittura il capo dopo la morte del padre: il suo potere si consolida, ma ne fanno le spese i legami familiari, primo fra tutti quello con la moglie Kay, che non accetta più di vivere in un mondo di delinquenti, ma anche quello con la sorella Connie e il fratello Fredo; questa parte a mio avviso è molto malinconica, Mike è un uomo che piano piano rimane solo e che arriva a sacrificare anche gli affetti familiari come un sacrificio doloroso ma inevitabile. 
Come già nel primo film Mike è interpretato ottimamente da Al Pacino, affiancato dagli altri membri del cast altrettanto ottimi: in particolare Diane Keaton nel ruolo di Kay, personaggio il cui amore viene crudelmente disilluso, e John Cazale nel ruolo del debole e forse ingenuo Fredo, che pagherà caro il suo lasciarsi trascinare dalla brama di potere altrui.
La narrazione sui due piani temporali si alterna senza infastidire la visione complessiva del film (contrariamente a quanto succede solitamente, almeno per me), e la fotografia calda e scura alternata permette di sottolineare meglio l'atmosfera generale del film. 
Come sempre ottima colonna sonora di Piergiorgio Farina e Nino Rota.
Nel 1976 il film vinse sei premi Oscar: miglior film, miglior regista, attore non protagonista a Robert De Niro (che per prepararsi al ruolo e imparare il siciliano prima delle riprese del film visse sei mesi nella zona di Corleone), miglior scenografia, sceneggiatura non originale.




mercoledì 13 settembre 2017

Cattivissimo me 3 (Despicable me 3), 2017



Regia di  Pierre Coffin, , con le voci italiane di Max Giusti (Gru e Dru), Arisa (Lucy), Paolo Ruffini (Balthazar Bratt), Rossa Caputo (Margo),




Gru e Lucy perdono il lavoro alla Lega Anticattivi, ma apprendono che Gru in realtà ha un fratello gemello, Dru, che vive in un altro paese. Si recano a conoscerlo, e qui Gru scopre che i fratello, finora dedito all'attività di famiglia come allevatore di maiali, in realtà sogna di dimostrare  a tutti che anche lui può essere cattivissimo.
non avendo però alcuna esperienza si mette per forza di cose agli insegnamenti del fratello, che per riavere il lavoro deve rubare il diamante più famoso del mondo in possesso di Balthazar Bratt, ex bambino prodigio degli anni '80 ora diventato un pericoloso criminale....



Terzo Capitolo di questa simpatica serie ("I Minions" era uno spin off), questo cartone è incentrato su un grosso colpo di scena: Gru ha infatti un gemello di nome Dru, che non sapeva di avere, in quanto i genitori si separarono poco dopo la nascita dei due figli e si accordarono sul tenerne uno a testa. La rivelazione sconvolge positivamente Gru e arriva in un momento abbastanza difficile: Gru e la moglie Lucy sono stati licenziati dalla Lega Anticattivi per essersi fatti scappare Balthazar Bratt, pericoloso criminale con il pallino degli anni '80. Tra l'altro, Gru sta attraversando un periodo di crisi personale: è felice con la famiglia che si è creato, ma contemporaneamente ha anche nostalgia delle imprese che compiva da "cattivo".
L'incontro con Dru- che è identico a lui tranne per il fatto di vestirsi di bianco e avere una folta capigliatura bionda- porta alla luce un lato di Gru che già da prima stava riaffiorando: Ovvero, il lato cattivo, ormai addomesticato dalla vita familiare. Che però non se n'è mai andato del tutto, a differenza dei  Minions che, per protesta contro il fatto che Gru non si decideva a tornare cattivo, lo hanno abbandonato. E il film infatti è incentrato quasi del tutto sul rapporto tra i due fratelli e su questa "crisi d'identità" di Gru; i Minions, Lucy e le bambine qui hanno dei ruoli abbastanza marginali anche se comunque molto divertenti. In particolare, vediamo Lucy alle prese con il suo nuovo ruolo di madre, che adora ma che comporta comunque qualche difficoltà...
Ma la vera star di questo terzo capitolo è lui, Balthazar Bratt, il cattivo di turno: ex bambino prodigio di un famoso telefilm degli anni '80, all'avvento della pubertà come tanti è caduto nel dimenticatoio, da cui non è più riuscito ad uscire. Risultato: oltre a indossare un tutina viola fosforescente e a regalare al film una colonna sonora tipica anni '80, è mago dei passi della dance di quegli anni  e vive circondato da tutta una serie di oggetti, giochi e gadget che chi ha la mia età non farà certo fatica a riconoscere....
Insomma, il cartone si conferma come molto carino anche se poteva essere fatt meglio, ma è godibile, simpatico e divertente. Anche se alla fine avei preferito un incontro tra Dru e la terribile mamma dei due fratelli (che non ha mai visto il figlio dopo la separazione)....