mercoledì 16 agosto 2017

La mafia uccide solo d'estate- La serie, 2016



Regia di Luca Ribuoli , con Edoardo Buscetta (Salvatore Giammarresi), Claudio Gioè (Lorenzo Giammaresi),Anna Foglietta (Pia Giammarresi), Angela Curri (Angela Giammarresi),FRancesco Scianna (Massimo), Nino Frassica (Fra Giacinto),Andreina Castellana (Alice),Valentina D'Agostino (Patrizia),Nicola Rignanese (Boris Giuliano),Enrico Gippetto (Fofò),Pierangelo Gullo (Sebastiano), Domenico Centammore (Totò Riina),Maurizio Bologna (Vito Ciancimino), Pif (voce narrante).


Palermo, 1979: il piccolo Salvatore vive con la madre Pia, il papà Lorenzo, e la sorella 16enne Angela, liceale contestatrice, ai quali si aggiungono lo scapestrato zio Massimo e la sua fidanzata Patrizia. La vita della famiglia Giammarresi è la semplice vita di una famiglia tipica dell'epoca: papà impiegato, mamma insegnante precaria, Salvatore si divide felicemente fra la famiglia, la scuola e gli amici Fofò, Sebastiano e Alice, di cui è innamorato segretamente.
Al bar dove a volte fa colazione Salvatore fa amicizia con Boris Giuliano, capo della Squadra mobile di Palermo, e questa amicizia segnerà per sempre la sua vita....



Nel 2013  il film di Pif "La mafia uccide solo d'estate" fu un grande successo di pubblico e critica: in una mescolanza di toni tra l'irriverente e il drammatico, e attraverso la personale storia del protagonista, il film raccontava una delle più sanguinose stagioni della lotta alla mafia, celebrandone gli eroi.
Ora la Rai ha deciso di trarre dal film una serie tv, operazione non sempre facilissima anche se, negli ultimi anni, abbiamo avuto vari esempi di serie tratte da film di successo che a sua volta hanno avuto successo, meritatamente. E anche stavolta l'operazione è riuscita: gli evidenti cambiamenti non hanno scalfito lo spirito originale dell'opera, anzi hanno catturato ancora di più l'interesse dello spettatore

Come nel film, la voce principale della storia, l'occhio che osserva, filtra e ci racconta la realtà dal suo punto di vista, è quella di un bambini di dieci anni, Salvatore (nel film era Arturo): curioso e ingenuo, al nostro piccolo eroe non sfuggono le contraddizioni di una realtà in cui si deve convivere con compromessi a vari livelli, che schivare non è sempre privo di conseguenze, e a volte con fatti drammatici contro cui prendere posizione spesso vuol dire rischiare la vita.
Salvatore è figlio dell'impiegato Lorenzo, persona che conosce bene come va il mondo e che per la sua onestà si è sempre rifiutato di scendere a compromessi, sia nell'ambiente di lavoro che fuori, e di Pia, da anni maestra precaria che vive aspettando la chiamata per l'ennesima supplenza sperando prima o poi di entrare in ruolo, ma che viene puntualmente sorpassata da raccomandati. Piccolo excursus personale: Pia è una figura in cui mi sono ritrovata a pieno visto che anche io sono una maestra precarissima; il suo organizzarsi freneticamente per stare dietro all'ennesima supplenza a km di distanza, il suo pensare "sono una persona brutta" perchè deve sempre sperare che a qualcuno accada qualcosa per poter lavorare, il suo dannarsi l'anima per quel posto fisso cui avrebbe finalmente diritto ma che non arriva mai perchè le passano davanti sempre altri (con le spalle protette da raccomandazioni), sono cose che vivo anche io da 13 anni  che me l'ha fatta sentire molto vicina, grazie anche alla bravissima Anna Foglietta che ha dato vita- di nuovo- a una delle sue migliori interpretazioni. 

Pia e Lorenzo sono due persone normali e oneste, ma che si trovano a vivere in una realtà in cui la mafia, in tutte le sue varie versioni, volente e nolente imbeve società: nella raccomandazione per avere un mutuo, nelle persone che ti scavalcano in graduatoria, persino (si scoprirà più avanti nella storia) nell'aver  avuto un breve filarino con un noto boss mafioso, per finire su cose più tragiche e pesanti: il padre di Pia e Massimo non parla da anni perchè testimone della tragedia accaduta a Giuseppen Letizia, pastorello 13cenne ucciso perchè aveva casualmente assistito all'uccisione del sindacalista Placido Rizzotto. Un fatto gravissimo e finora dimenticato, che qui viene coraggiosamente ricordato assieme a tanti altri vittime della mafia, tra cui Boris Giuliano e Mario Francese.
Come già detto, il curioso e intelligente Salvatore filtra dal suo occhio le vicende di famiglia, e assieme al gruppetto di amici spesso interviene come può; completano il quadro familiare la sorella Angela di 16 anni, impegnata con le lotte femministe, e lo scapestrato zio Massimo assieme alla fidanzata Patrizia. Massimo rappresenta lo stereotipo del siciliano arraffone e indifferente, addirittura di mestiere fa il forestale...che ovviamente non ha quasi mai lavorato un giorno in vita sua. E' ancge il personaggio che avrà l'evoluzione più drammatica- e a mio avviso sgradevole- nel corso di questa prima serie. 
Mi sono dilungata un po' perchè questa serie tv mi ha veramente preso molto,  un prodotto davvero valido. Molte altre sarebbero le cose da dire ma è meglio che ve la guardate a questo punto....





mercoledì 9 agosto 2017

La tenerezza, 2017



Regia di Gianni Amelio, con  Renzo Carpentieri (Lorenzo), Giovanna Mezzogiorno (Elena ), Elio Germano (Fabio), Micaela Ramazzotti (Michela), Arturo Muselli (Saverio).




L'anziano Lorenzo è un avvocato in pensione scostante e scorbutico, che non ama nemmeno i figli Saverio ed Elena; quest'ultima nonostante tutto, cerca di occuparsi come può del padre, a cui affida il figlio Francesco quando lei è al lavoro.
Accanto a lui viene ad abitare una giovane coppia con due bambini, con i quali fa amicizia....



Liberamente ispirato al romanzo "La tentazione di essere felici" di     , è un film con titolo fuorviante, dato che di tenerezza ce n'è davvero poca. Anzi, a mio avviso, si può benissimo dire che la tenerezza sia la grande assente di questo film, oppure ciò che ogni singolo personaggio disperatamente cerca, a modo suo.
Come protagonista abbiamo l'anziano e scostante Lorenzo, a tratti veramente insopportabile visto che mette in continua difficoltà i figli, ed in particolare la figlia Elena, madre single che cerca di stargli vicino come può, nonostante il padre rifiuti costantemente con fastidio ogni tentativo di dialogo e ogi premura (anche se adora il nipotino, di cui si prende cura quando la madre lavora). Del resto che dire di un uomo che dice che amava i suoi figli quando erano piccoli ma poi quando sono cresciuti ha smesso? Il figlio sarà pure un'opportunista ma non ha certo torto, un padre così merita solo questo!
Eppure, Lorenzo riesce a trovare una dimensione di umanità fuori dalla famiglia con una giovane coppia che, a modo suo, adotta sostituendoli in qualche modo ai figli: Michela e Fabio, con due figli piccoli, sembrano una coppia serena come tante, anche se da alcune scene intuiamo subito che Fabio ha problemi non di poco conto. Con loro, diventa il padre e il nonno che non è riuscito a essere per i suoi figli, e quando la tragedia piomba, anche la sua vita ne è toccata e distrutta. Non è quindi una persona del tutto insensibile  priva di sentimenti, ma nella sua vita è successo qualcosa che lo ha fatto diventare così, qualcosa che non verrà totalmente chiarito nel corso del film (anche se si intuisce che almeno in parte riguarda il tradimento verso la moglie e la scoperta da parte della stessa).

La figlia Elena in realtà gli somiglia molto: è una donna dura, che cresce un figlio da sola ed è dedita al lavoro; cerca continuamente un contatto affettivo con il padre che però avverarsi solo nel finale. Dietro questa facciata ho intuito un grande dolore e una grande infelicità- anche qui nessuna speigazione vera ma solo accenni- sentimenti sempre soffocati ma che riaffiorano. E ho trovato davvero ottima l'interpretazione di Giovanna Mezzogiorno, forse la migliore del film assieme a quella di Renzo Carpentieri nel ruolo di Lorenzo.
La storia che coinvolge la coppia Germano- Ramazzotti è invece molto pesante  a livello emotivo, devo dire che ho sofferto abbastanza durante la visione del film per le emozioni che mi ha provocato il tema trattato (non anticipo molto); a volte con i film mi capita.
Tutto sommato comunque un bel film, fatto bene, magari per chi è meno sensibile sarà certamente più godibile.






sabato 5 agosto 2017

Il Commissario Montalbano: Una faccenda delicata, 2016



Regia di Alberto Sironi, con Luca Zingaretti (SAlvo Montalbano), Sonia Bergamasco (Livia),Peppino Mazzotta (Fazio), Cesare Bocci (Mimì Augello), Angelo Russo (Catarella), Ileana Rigano (Maria), Lollo Franco (Peppino),Miriam Dalmazio (Elena).




Stavolta il commissario Montalbano è impegnato in due casi: il primo riguarda un'anziana prostituta, Maria, ritrovata strangolata. Il movente non è chiaro, visto che Maria era una persona benvoluta  e apprezzata da tutti, con una famiglia felice e che non ha mai creato scandalo con il suo mestiere; il secondo caso invece riguarda una faccenda scottante: la mamma di una bambina frequentante la scuola elementare di Vigata denuncia presunte attenzioni "strane" di cui sarebbe stata oggetto la figlia da parte di un maestro. Montalbano indaga....



Dal 1997 (anno della prima messa in onda) sono una fansissima della serie di Montalbano, che trovo veramente ottima sotto tutti i punti di vista, anche come romanzi; gli ultimi episodi però, seppure piacevoli come sempre, non mi avevano particolarmente colpita. Ed ecco invece che arriva questo "Una faccenda delicata", tratto non da un romanzo specifico ma da due distinti racconti pubblicati in due diverse antologie, che mi ha letteralmente tenuta incollata, sia per la suspense che per l'attualità dei temi trattati.
Come sappiamo, la vita di Montalbano e Livia è stata segnata dalla morte tragica di FRancoise, il piccolo tunisino loro figlioccio   ; qui sono passati alcuni mesi e Livia, complice anche l'adozione di una cagnolina, sembra avere superato la depressione in cui era scivolata dopo la morte del ragazzo (che per lei, ricordiamo, rappresentava il figlio che averebbe voluto avere) e passa molto più tempo con Salvo, tra Vigata e Genova. La coppia è ormai equilibrata cosi, anche perchè ricordiamo che entrambi (secondo la narrazione letteraria più che secondo quella televisiva) sono entrambi prossimi alla sessantina....è piacevole vedere come nonostante tutti gli scossoni, imprevisti, tradimenti e sofferenze varie (quella di Livia per la mancata maternità è da sempre ben evidente, anche se non approfondita) la coppia resiste, e ho molto apprezzato l'attrice Sonia  Bergamasco che dà un'interpretazione più ironica e simpatica della un po' troppo rigida Livia.
Ma fermarsi per Salvo Montalbano è un'impresa impossibile (anche perchè, diciamocelo, non vuole): stavolta i casi su cui indagare sono ben due, e non è di aiuto Mimì che almeno per uno di essi avanza ipotesi talmente strampalate che Fazio e Catarella ritengono che il vicequestore sia impazzito improvvisamente!
I due casi trattati in questa puntata sono di grande attualità: se il primo racconto, quello della prostituta Maria, è stato abbastanza modificato rispetto all'episodio letterario introducendo il tema della maternità surrogata, il secondo è invece fedele al soggetto letterario descrivendo molto bene il clima che si crea attorno a una persona accusata (peraltro ingiustamente) di un reato odioso come la pedofilia, e di come sia difficile smascherare questo tipo di persone visto che ci sono di mezzo i bambini; un episodio interessante, coinvolgente e come sempre ottimamente interpretato.


martedì 4 luglio 2017

Ciao, Ragioniere! ( In ricordo di Paolo Villaggio)

..."Giorno verrà/ ch lo farà/ Fantozzi volerà
Monti e città/ l'immensità...."

E alla fine quel giorno è tristemente arrivato: Fantozzi è veramente andato in Paradiso, dove avrà sicuramente trovato il terribile Carboni sempre pronto a fargli mille dispetti e il suo amico Filini, probabilmente impegnato a organizzare una delle sue strampalate gite o imprese.

Stavolta il mio post- ricordo di un grande del cinema che se n'è andato lo voglio fare così, per l'affetto che come tanti ho portato a questo grande attore italiano.



















giovedì 8 giugno 2017

L'onore e il rispetto- Ultimo capitolo, 2017



Regia di    , con Gabriel Garko (Tonio Fortebracci), Valerio Morigi (Ettore De Nicola),Daria Baykalova (Daria Bertolaso),Giulia Petrungaro (Rosalinda Scianna), Lisa Gastoni (Contessa Minniti), Sara D'amario (Suor Lucia),Bruno Eyron (Nicola Manino),Mattia Sbragia (Luigi Cusano), Bo Derek (Chantal Cusano), Olga Shuetva (Giada Cusano), Nusat Del Valle Duran Perez (Michela Maccaluso),Aurora Quattrocchi (Immacolata Maccaluso), Beatrice Galati (Antonio Fortebracci), Cristiano Pasca (Ricky Zito)





Dopo la sparatoria in cui sono rimaste uccise Carmela e zia Maria, Tonio è rimasto gravemente ferito e si risveglia, incosciente e completamente privo di memoria, in uno scantinato dove è stato rinchiuso e torturato da Ettore De Nicola per vari mesi. Riesce a scappare e trova rifugio presso uan vedova, Michela, che lo aiuta curandolo fisicamente ma che non può certo soddisfare il suo bisogno di sapere chi sia; così è lui stesso che decide di presentarsi alla polizia chiedendo aiuto. Qui trova Daria Bertolaso, nel frattempo nominata commissaria, che pian piano, tramite alcune foto, riesce ad aiutarlo a ricordare chi è. Ora però Tonio è disperato: se Carmela è morta, dove sono finiti i figli Antonia e Jonathan? Per ritrovare i suoi figli e punire chi ha causato la morte della sua famiglia, Tonio decide di diventare collaboratore di giustizia, ma la vendetta del terribile Ettore colpisce Michela e la sua famiglia, convincendo Tonio a una decisione drastica, d'accordo con Daria: si fingerà morto per poter agire indisturbato....


Undici anni dopo la prima serie (2006), finalmente le avventure di Tonio Fortebracci si concludono (forse) con questo "ultimo capitolo": quel "forse" tra parentesi è dovuto al fatto che alcune vicende legate ad altri personaggi che gravitavano attorno a Fortebracci in realtà non sono affatto concluse, e quindi chissà....
Come sempre, nulla di particolarmente nuovo o interessante: mille personaggi metà dei quali destinati a togliere il disturbo prima della metà degli episodi, alcuni macchiette stucchevoli altri interessanti ma sviluppati poco e male, improbabilità e trashate a gogò, il tutto gravitante attorno a Tonio, mafioso "buono"  e a sua volta spesso vittima, sopratutto da quando ha deciso di  diventare collaboratore di giustizia (senza riuscirci, dalla seconda serie...): la sua famiglia è stata progressivamente sterminata, nell'ultimo attentato sono morte Carmela e zia Maria. Gli rimangono solo i figli Antonia e Jonathan, portati al sicuro in Svizzera dal fedele Ricky. Tutto questo però inizialmente Tonio non lo sa: nel primo episodio lo ritroviamo infatti prigioniero in uno scantinato, torturato crudelmente e completamente senza memoria. Il tutto ad opera, ovviamente, del terribile Ettore De Nicola, il figlio maggiore della Tripolina, che ha preso il suo posto come padrino e spadroneggia facendone di cotte e di crude. In un momento di ditrazione Tonio riesce a fuggire e viene ritrovato da una vedova che lo aiuterà.
Il resto della storia, come sempre, è composto da un mix di sovraffollamento di personaggi e situazioni inutili (la povera Suor Lucia, la notte di Chantal con Tonio, la stessa Chantal con famiglia), ammazzamenti di vario tipo, sceneggiate e chi più ne ha più ne metta. nulla di nuovo in sostanza. Alcuni attori in parte, altri macchiette, certamente uno sfoltimento del cast in positivo avrebbe giovato non poco.
Tra gli attori si nota Aurora Quattrocchi nei panni di Ninna Eroina. Patetica Bo Derek nel ruolo di Chantal Cusano.
In conclusione posso dire che, a mio avviso, la serie migliore è stata la terza.


venerdì 2 giugno 2017

Fortunata, 2017

 Regia di Sergio Castellitto, con Jasmine Trinca (Fortunata), Stefano Accorsi (Patrizio), Alessandro Borghi (Chicano), Edoardo Pesce(franco), Hanna Scyngulla (Lotte),Nicole Centanni (Barbara).





 Fortunata è una parrucchiera in nero, con un matrimonio fallito alle spalle e madre di Barbara; il suo sogno è quello di aprire un negozio tutto suo, assieme al migliore amico Chicano che si occuperebbe di fare tatuaggi. Dopo il divorzio dei genitori la scuola ha assegnato a Barbara il sostegno psicologico del medico Patrizio. Tra lui e Fortunata l'attrazione è immediata....




La coppia Mazzantini- Castellitto notoriamente non è mai stata foriera di film particolarmente leggeri e , sembra che secondo loro senza disgrazie non si può stare....ed in effetti, solitamente evito i film con questa accoppiata. Stavolta però il trailer mi attirava, e ovviamente la presenza di Stefano Accorsi, cosi ho deciso di vederlo.
Risultato "ni": come prevedevo la tradizione di sfighe e drammi vari non si interrompe  e anche qui ne abbiam a profusione, ma il film non è così male, c'è anche un fondo di ottimismo nonostante tutto
Come da titolo la figura principale è quella di Fortunata, parrucchiera coatta e vitalissima, separata dal marito e che vive con la figlia Barbara di otto anni. La sua vita è quella di una normale madre separata, sempre di corsa per andare da una casa all'altra dato che lavora in nero, sempre in lotta con i conti da far tornare,con l'ex marito violento, con una vita che evidentemente fatica a girare per il verso giusto. Fortunata in fondo non chiede molto: vorrebbe solo aprire un negozio tutto suo che le permette di conquistare l'indipedenza economica ed essere meno ricattabile da Franco, oltre che regalare un'esistenza migliore e più stabile a sua figlia. Dato che la scuola ha imposto a Barbara un sostegno psicologico a causa della complicata situazione familiare, Fortunata conosce Patrizio, lo piscologo che cura sua figlia: l'attrazione è immediata, anche troppo forse, vista la repentinità con cui lui butta all'aria la sua deontologia e la cura della bambina per iniziare una relazione con lei.
Relazione che non porterà molto di buono e anzi, innescherà meccanismi che porteranno alla distruzione del sogno quasi realizzato da Fortunata e Chicano. Ma Fortunata è fatta così, è vitale e istintiva, di base ancora un ingenua che sogna la felicità ed è disposta per questo a mettersi in gioco e rischiare di farsi male (come appunto avviene). Di fronte a un personaggio così forte e vitale, ottimamente interpretata da Jasmine Trinca, il rischio che gli altri personaggi risultassero un po' annacquati c'era: e difatti ciò succede con Patrizio, mentre se la cavano meglio gli altri personaggi: lo strampalato Chicano, controparte maschile di Fortunata, il violento Franco che però offre anche sprazzi di dolore nonostante non si giustifichi il suo atteggiamento, la piccola Barbara specchio e coscienza della madre, e sopratutto la dolente madre di Chicano, ex attrice di teatro e donna bellissima precipitata nel tunnel dell'Alzheimer, il quale paradossalmente le dà la libertà negatale da giovane. 
Un film nonostante tutto colorato e vitale, nel vero senso della parola, ovvero quando la vita non  solo gioia e piacere ma anche fatica, lacrime, sudore.Azzeccata quindi la canzone finale di Vasco Rossi: "Vivere/E sperare di star meglio/Vivere /E non essere mai contento....
"Fortunata" è stato presentato al Festival di Cannes di quest'anno dove è stato accolto con discreto successo; Jasmine Trinca per la sa interpretazione ha vinto il premio "Un Certain regard" come migliore attrice.







mercoledì 17 maggio 2017

Let it be- Un giorno con i Beatles (Let it be), 1969



Regia di Michael Lindsay Hogg, con John Lennon, Paul McCartney, Ringo Starr, George Harrison, Yoko Ono. Mal Evans


L'ultimo lungometraggio dei Bealtes, girato quando il gruppo era sull'orlo della separazione, è praticamente un mini documentario su come si svolge un normale giorno di regsitrazione del gruppo, la cui parte migliore è il finale, ovvero la ripresa dello storico concerto sul tetto della casa discografica Apple che fu la vera ultima esibizione dal vivo dei Fabs.
Non è che ci sia tantissimo da dire: le tensioni di un gruppo un cui ormai ognuno faceva per sè e ci si riuniva solo quando estremamente necessario, rinfocolate (consapevolmente o meno) dalla presenza di compagne "forti" come Yoko e Linda e in cui bastava una parola o uno sguardo di troppo per litigare sono più che evidenti. Non si avverte più - a pelle- quella coesione che per lungo tempo aveva caratterizzato il gruppo, ognuno scrive i propri pezzi e poi li registrava e stop.
Tuttavia per ogni beatlesiano che si rispetti è un documento fondamentale sopratutto- come già detto- per il mitico concerto sul tetto della Apple, che effettivamente fu l'ultimo del gruppo e la cui esibizione improvvisata causò fermento per le strade e i palazzi nei dintorni (qualcuno arrivò addirittura ad allertare le forze dell'ordine per disturbo alla pubblica quiete! Inutilmente, credo, visto che pare che  i vigili si misero lì a godersi lo spettacolo). E ovviamente, per le canzoni, grazie alle quali il gruppo vinse uno (scontatissimo, ammettiamolo) Oscar per la migliore colonna sonora.




sabato 13 maggio 2017

Il sogno di Fausto e Iaio, 2016



Regia di Daniele Biacchessi.



Il 18 marzo 1978 a Milano furono ucciso due amici 18enni, Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, che frequentavano il centro sociale Leoncavallo. Anche se a 38 anni di distanza è uno dei tanti omicidi mai risolti degli anni di piombo, e anche se sicuramente gli assassini provenivano da ambiente neofascista, il caso è però ancora avvolto nel mistero. Alcuni giovani sconosciuti, ad esempio, vennero visti aggirarsi nella zona da alcuni testimoni, solo per quella sera però. Chi erano? Uno dei tre oltretutto, corrisponde come descrizioni a Massimo Carminati, uno dei boss della Banda Della Magliana: che interesse poteva avere un simile personaggio a uccidere due innocui ragazzi? Gli interrogativi ancora oggi sono tanti....




Tratto dal libro "Fausto e Iaio: la speranza muore a 18 anni", è dedicato appunto ai due ragazzi uccisi durante i cosiddetti "anni di piombo", vittime riconosciute del terrorismo in una città, Milano, che assieme a Roma e Torino ha pagato il prezzo più alto in quegli anni.
La loro storia + comunque considerata abbastanza anomala rispetto a quella di altre vittime: nonostante fossero innegabilmente di sinistra, è probabile che quella fosse solo una scusa che nascondeva altro. Ma cosa?
Fausto e Iaio si interessavano al problema della diffusione della droga nel loro quartiere in maniera attiva, stavano anche realizzando un dossier con tanto di interviste registrate e documentate; ed è anche lì che si sono concentrate le ricerche- che ripeto, a tutt'oggi sopo 40 anni non hanno dato esiti definitivi- sulla loro morte.
Purtroppo devo dire che questo documentario non mi ha soddisfatto molto: già dalla presentazione in sala ho notato nel regista una tendenza a divagare abbastanza fastidiosa, che nel filmato sfocia nel solito e noioso complottismo a mio avviso spesso inutile: d'accordo che la mala romana e il traffico di droga c'entri qualcosa, ma che senso ha mettere la pulce sui soliti servizi deviati, CIA, massoneria e quant'altro? Sembra che ogni cosa che succede in Italia sia da ricondurre lì! Si perde così il punto di vista principale, la storia di due ragazzi come tanti in quegli anni, e la loro figura risulta sbiadita: conosciamo poco di loro, della loro vita, sopratutto non ci viene spiegato quale sia quel sogno cui fa riferimento il titolo:  forse il sogno di una società più giusta? il sogno di ripulire il loro quartiere dalla droga? Sono tutte ipotesi che lo spettatore può fare, ma che tali restano visto che il regista non chiarisce nulla a riguardo.
E così Fausto, Iaio e la loro storia vengono messi un po' in disparte.
Molto bella la scelta di presentare i personaggi con una particolare animazione colorata e originale, e molto bella la colonna sonora che ricalca i gusti  musicali dei due ragazzi. Un lavoro comunque utile, ma si poteva fare di meglio.






domenica 7 maggio 2017

Maradonapoli, 2017



Regia di Alessio Maria Federici



Il documentario racconta gli anni "napoletani" di Diego Armando Maradona, ricostruendo cosa ha voluto dire il calciatore per la popolazione e per la cultura, non solo sportiva, della città....



Nonostante non segua quasi per nulla il calcio, ho voluto andare a vedere ugualmente questo documentario in quanto Maradona è stato sicuramente uno dei personaggi famosi che ha segnato la mia infanzia negli anni '80: chi non ha mai cantato, giocando, la canzoncina "ho visto Maradona, ho visto Maradona"?Chi- mi riferisco a a chi giocava a calcio- non lo ha mai imitato, magari sognando di diventare come lui? Oserei dire che è stato il calciatore più importante di quegli anni...ma non me ne intendo di calcio, e quindi prendete il mio parere in tal senso.
E' indubbio che per la città di Napoli e i napoletani è stato qualcosa di molto più di tutto questo, se ancora oggi (cosa sottolineata più volte durante il filmato) nascono bambini chiamati Diego proprio in suo onore, e se ancora oggi ragazzi che non erano nemmeno nati negli anni d'oro del Napoli lo prendono come modell e come mito, spinti non solo dai racconti di genitori e nonni. Oserei dire che Napoli ha un vero e proprio culto per Maradona, amato al pari di San Gennaro (in alcuni dipinti mostrati nel documentario, Maradona è seduto accanto a San Gennaro in Paradiso...), che ancora oggi rappresenta una parte molto importante della città.
Il perchè non è difficile capirlo, se si conosce anche poco la storia del calciatore (che lui stesse spiega in una breve intervista mostrata nel filmato): Maradona nasce in Argentina da una famiglia povera, vive la sua infanzia e la sua prima giovinezza per le strade, faticando, facendo sacrifici, spesso non avendo il necessario. Il calcio lo salva e proietta lui e la sua famiglia nel benessere. Per questo , in una città purtroppo molto problematica, con vari dislivelli sociali, e all'epoca ancora piagata dal terremoto del 1980, lui rappresenta il simbolo di chi ce l'ha fatta, un esempio per tutti i ragazzi di strada come è stato anche lui; rappresenta il riscatto che lo sport (in generale, non solo il calcio) offre ancora oggi a molti.
Nel filmato vengono intervistate molte persone. sopratutto di quartieri poveri, che raccontano il loro legame con Maradona, i loro ricordi, la loro passione: è un omaggio sincero, affettuoso e caloroso, che perdona gli errori dell'uomo facendolo entrare di diritto nel mito. Affetto che Maradona ha sempre ricambiato, del resto.
Una visione interessante non solo per gli amanti del calcio e di Maradona.


giovedì 4 maggio 2017

L'uomo perfetto, 2005



Regia di Luca Lucini, con Riccardo Scamarcio (Antonio), Francesca Inaudi (Lucia ), Gabriella Pession (Maria ), Giuseppe Battiston ( ).


Lucia, giovane e brillante pubblicitaria, è da sempre innamorata dell'amico Paolo che però le ha preferito Maria, migliore amica della stessa Lucia. Quando la ragazza viene  sapere che i due intendono sposarsi, decide di giocare il tutto e per tutto: così assolda Antonio, attore disoccupato in cerca di un ingaggio,  lo prende sotto la sua ala insegnandogli a diventare l'uomo perfetto che (nelle sue intenzioni) conquisterà Maria allontanandola dal promesso sposo.
Il diavolo però crea le pentole ma non i coperchi...




Graziosa commedia dello stesso regista di "Tre metri sopra il cielo", basata sul vecchio schema "triangolo tra amici" con inserimento di un estraneo che sconvolgerà gli equilibri, anche se in maniera non prevista.
Certo Lucia, la protagonista, non ci fa proprio una bellissima figura: pur volendo bene a Maria ed essendo la sua migliore amica, non può fare a meno di cercare di metterle i bastoni fra le ruote separandola da Paolo, perchè anche lei innamorata di quest'ultimo (o almeno è quello che crede).La salva il fatto che oltre a ciò, Lucia è veramente convinta che Paolo non sia l'uomo giusto per Maria, almeno per come la conosce lei: per questo assolda Antonio, aspirante attore spiantato, per istruirlo nella parte del presunto uomo perfetto per Maria. Ma qual'è davvero l'uomo perfetto? Lucia conosce cosi  bene i suoi amici, e anche sè stessa?
A scompigliare tutto è proprio Antonio, che man mano che la storia prosegue assume un ruolo più importante di quello che ha all'inizio, dato che anche lui non è solo il belloccio stupido che crede Lucia...niente di particolarmente nuovo insomma, ma una storiella gradevole che fila fa anche un po' sognare.bravi tutti gli attori, in particolare l'apparentemente svampita Pession e Scamarcio (che ve devo dì, a me piace!).






martedì 2 maggio 2017

Pocahontas, 1995


Regia di Mick Gabriel ed Eric Goldberg, con le voci italiane di: Ilaria Stagni (Pocahontas),Pino Insegno (John Smith), Remo Girone (Powathan),Zoe Incrocci (Nonna Salice),Monica Ward (Nakoma),Andrea Ward (Kokoum),Franco Chillemi (Radcliffe).


Inghilterra, 1607: una spedizione di marinai capitanata dal pomposo governatore Radcliffe parte alla scoperta del Nuovo Mondo. Tra i marinai c'è il capitano John Smith,marinaio esperto e studioso degli usi e costumi degli indigeni.
La parte di terra scelta dagli inglesi per la loro spedizione è quella dove vive la tribù di Powthan, saggio capo e padre della giovane Pocaonthas, che il padre stesso ha promesso in sposa al guerriero Kokoum. Ma la giovane principessa, da carattere fiero e molto intelligente, ha molti dubbi riguardo a questa unione. Dubbi che diventeranno certezze quando la giovane indiana incontra il capitano bianco....



Nel 1995 la Disney scelse come soggetto del classico cartone di Natale una storia vera: quella di Pocaonthas, principessa indiana  che nel 16   , dopo aver sposato il colono inglese John Rolfe, si trasferì in Inghilterra ma morì poco dopo a causa di malattie che nella sua terra non esistevano.
E' quindi un cartone più maturo rispetto agli standard disneyani, e sicuramente tende a celebrare anche a cultura dei nativi americani (pare comunque che la comunità indiana non lo abbia apprezzato ritenendolo poco accurato dal punto di vista storico), e sopratutto introduce una principessa particolare anche per anni in cui le principesse- grazie alle precedenti Ariel, Belle e Jasmine- sono diventate più moderne, attive e agguerrite rispetto a Biancaneve e Cenerentola.
Pocaonthas è in infatti una giovane nativa cresciuta in modo libero dal padre, che le ha insegnato a pensare e ragionare con la sua testa; in questo, la giovane viene aiutata dalla saggia Nonna Salice, la vecchia nonna defunta il cui spirito si è incarnato nell'omonimo albero, e che in questa veste è ancora in contatto con l'amata nipote. Pur essendo un padre per certi aspetti moderno e rispettoso della propria figlia, Powathan è pur sempre un capo tribù indiano del 1600, e quindi quando la ragazza raggiunge l'età da marito decide di darla in sposa al valoros guerriero Kokoum, pur senza imporglielo in maniera dittatoriale; tuttavia per quanto Pocaonthas stimi il giovane innamorato di lei, sente che il suo destino non è quello: l'inquietudine che prova si concretizza quando il suo cammino si intreccia con quello di John Smith, un capitano inglese che guida una spedizione volta - inutile negarlo- a saggiare le possibilità di conquista del territorio.


Due nemici quindi, che dovrebbero odiarsi e combattersi a priori e che invece finiscono per essere attratti uno dall'altra: non parlerei propriamente di amore, o almeno io non l'ho mai percepito come tale, ma di una infatuazione positiva per entrambi, perchè permette loro di guardare la persona al di là di ciò che essa rappresenta come stereotipo (i selvaggi, gli inglesi conquistatori cattivi) e abbattere in qualche modo il muro di odio che sembra inevitabile cresca fra i due popoli.
Sicuramente un  messaggio importante contro il razzismo, anche se il cartone mi pare non sia proprio fra i più amati ancora oggi: Pochaontas non è stata nemmeno "ammessa" nel gruppo delle "Principesse Disney", anche se ne avrebbe tutto il diritto visto che è una principessa a tutti gli effetti. Anche la colonna sonora, da sempre colonna portante della produzione Disney, è poco ricordata.
Il non lieto fine classico lascia aperta la porta al seguito (come del resto da storia vera), realizzato nel 1998 e intitolato "Pocahontas: Viaggio nel Nuovo Mondo", in cui si ripercorre appunto la seconda parte della vita della giovane indana (e che personalmente ho apprezzato di più).



venerdì 28 aprile 2017

La signora mia zia (Auntie Mame), 1958



Regia di Morton De Costa, con Rosalind Russel (Mame Dennis), Roger Smith (Patrick Dennis bambino), Forrest Tucker (Beau Burnside),Connie gilchrist (Nora),Fred Clark (Dwight Babcock),Coral Brown (Vera Charles).


Rimasto improvvisamente orfano di padre, l'undicenne Patrick viene affidato a zia Mame, l'eccentrica sorella del padre che non ha mai visto prima. Per lui inizia una vita davvero piena di colpi di scena....



Tratto dal romanzo "Zia Mame" di Patrick Dennis (1956), è una commediola simpatica ma molto poco approfondita, sopratutto a livello di personaggi. Per ovvi motivi la mattatrice assoluta è Rosalind Russell nel ruolo di zia Mame, donna esuberante, eccentrica e decisamente sopra la righe. che dalla morte del fratello dedica la sua vita al nipote Patrick affidatole appunto dal defunto. Mame e Patrick, assieme ai fedeli domestici Nora e Hito, costituiscono una stravagante ma affettuosa famiglia, grazie sopratutto alla capacità (sarebbe meglio dire fortuna) di Mame di riuscire a cadere sempre in piedi in qualsiasi situazione si trovi, anche la più spiacevole. Vari i cambiamenti significativi rispetto al libro: ad esempio  zio Beau (il gentiluomo del Sud che Mame sposa) non muore poco dopo le nozze ma vari anni dopo, quando il nipote è all'università; Mr Babcock diventa per Patrick un affettuoso tutore tanto che lui arriva a chiamarlo "zio", e varie altre cose. Il tutto però viene svolto in maniera molto superficiale, addirittura tante volte si ha proprio la sensazione di "tirare via" senza nemmeno aver fatto il minimo indispensabile: ad esempio, vedendo il film nessuno si aspetterebbe che Patrick e Pegeen si sposano, visto che non hanno nemmeno interagito fra loro! Per non dire di tutto il resto, i personaggi sono purtroppo proprio poco approfonditi anche a livello minimo di motivazione. Ed a mio avviso è spiacevole anche se il film alla fin fine si lascia guardare perchè  è divertente, ma non rimane molto di esso allo spettatore una volta spento il video....




mercoledì 26 aprile 2017

Erin Moran

Sabato 22 aprile è morta per un male incurabile (notizia letta ora) all'età di 56 anni Erin Moran, l'attrice americana che negli anni '70 interpretò il ruolo di Joanie, la sorellina di Riky Cunningham in "Happy Days",soprannominata "Sottiletta" da Fonzie...personaggio che credo non abbia bisogno di presentazione, quindi.
L'attrice era nata nel 1960 e il ruolo in Happy days le diede fama mondiale ma anche tanti problemi: purtroppo, come molte star, la sua vita fu costellata da problemi di droga e alcol, instabilità sentimentale e incapacità di affrancarsi dal suo ruolo più famoso per  costruirsi una solida carriera.
Mi è spiaciuto molto perchè "Happy days" è uno dei  ricordi più cari della mia infanzia, e ricordo in particolare quante volte da piccola tentavo di girare con l'hula hop come faceva lei nella sigla (inutilmente, che ve lo dico a fà!), e spesso quando giocavo facevo finta di essere una sua amica che andava a trovarla a casa Cunnigham.....







lunedì 24 aprile 2017

Il permesso- 48 ore fuori, 2017



Regia di Claudio Amendola, con Claudio Amendola (Luigi), Luca Argentero (Donato), Giacomo Ferrara (Angelo), Valentina Bellè (Rossana).


Quattro detenuti dello stesso carcere ricevono un permesso premio di 48 ore: Donato vuole cercare la mogie Irina, di cui da tempo non ha più notizie; Angelo trova ad aspettarlo gli amici di sempre; Rossana viene prelevata dall'autista perchè la ricca madre è via per lavoro e non ha tempo da dedicare alla propria figlia;Luigi torna dalla moglie e dal figlio Michele, ma avrà un'amara sorpresa...




Film duro ma bello e ben fatto, tematica interessante anche se personalmente dubito che in un normale permesso di 48 ore possa succedere di tutto come accade ad alcuni dei protagonisti di questo film.
Abbiamo quattro personaggi, quattro detenuti nello stesso carcere mai incrociatisi fra loro prima (e anche durante il film, solo Rossana e Angelo si incontreranno): di loro non sappiamo nemmeno esattamente cosa abbiano fatto per la maggior parte del tempo, a parte Angelo di cui sappiamo subito essere in carcere per una rapina.
Li vediamo per la prima volta all'uscita dal carcere per il famoso permesso: non c'è nessuno ad aspettarli, si incamminano da soli verso la libertà "a tempo" probabilmente tanto desiderata; solo Rossana trova ad aspettarla Walter, l'autista di famiglia. Sono persone di ambienti, età culture molto diversi, accomunati solo da quel luogo che stanno lasciando, e dal non sapere come effettivamente verranno accolti una volta tornati nella società civile e dalle stesse famiglie. Donato ha una moglie, Irina, di cui da tempo non sa più nulla se non che il boss per cui lavorava l'ha ridotta alla prostituzione; l'uomo la cerca disperatamente finendo per essere risucchiato tra le spire di quel mondo che in realtà avrebbe voluto tenere lontano. Luigi invece sogna, una volta scontata la pena, di passare il resto della sua vita accanto alla moglie "come un qualunque pensionato" (come dice lui); ma una volta a casa scopre che il figlio Michele lo ha mitizzato a tal punto da aver seguito le sue orme, compiendo però un gravissimo errore, visto che ha truffato un pericoloso boss dello spaccio di droga.Anche a Luigi quindi nn resta che ritornare sulla strada del crimine, con finale tragico. In fondo ai due personaggi più adulti è stata riservata la sorte più pesante e senza speranza, forse per quel loro inconscio attaccamento alla vita delinquenziale nel senso più "fatale": vorrebbero una vita diversa, ma non riescono più a uscire dall'ambiente criminale.
Agli altri due personaggi, i più giovani, è riservata una storia intrecciata e che dà speranza: Rossana è una ragazza ricca e viziata ma anche molto sola, in carcere perchè ha tentato di introdurre vari kg di droga dopo un viaggio all'estero, solo per gioco; Angelo proviene dalle borgate, è in galera perchè ha tentato una rapina con alcuni amici, è l'unico che è stato arrestato ma non ha fatto i nomi dei compagni. Pe entrambi il ritorno a casa è in solitudine: il nonno di Angelo è morto lasciandogli la casa, madre di Rossana è all'estero per lavoro e si disinteressa della figlia, affidandola al buon cuore dell'autista. Entrambi progettano di trovare in quelle poche ore i soldi per lasciare l'Italia e non dover più tornare in galera, entrambi non hanno ancora persona la speranza di un futuro diverso e migliore e sono anche in grado di ricostruirselo, forse assieme. Sono loro che costituiscono la parte positiva del film, a controbilanciare al drammaticità delle altre due storie.
Un film con uno stile asciutto e con poche concessioni al sentimentalismo, nonostante qualche buco nella sceneggiatura e una colonna sonora tavolta sparata ad alto volume. Non nuovo nel panorama del cinema italiano ma ccomunque interessante.


sabato 1 aprile 2017

La Bella e la Bestia (Beauty and the Beast), 2016



Regia di Bill Condon,con Emma Watson (Belle), Dan Stevens (Bestia),Kevin Kline (Maurice), Luke Evans (Gaston), Emma Thompson (Mrs Brick), Ewan McGregor (Lumiere), Ian McKellen (Tockins), Josh Gad (Le Tont), Nathan Mack (Chicco).




La giovane Belle vive in un paesino di campagna col padre Maurice, stravagante inventore.Anche la figlia, ragazza intelligente a cui piace leggere e immergersi in altri mondi,viene considerata dal paese “diversa”, nonostante sia corteggiata (in malo modo e piuttosto insistentemente)dall’antipatico Gaston, l’uomo più popolare del paese.
Un giorno Maurice si perde nel bosco e trova rifugio in un vecchio castello abbandonato;come il poveretto terrorizzato non tarda a scoprire, il padrone di casa è un individuo mezzo uomo e mezzo bestia, che lo minaccia di morte per aver violato la sua casa.Per fortuna arriva Belle che si offre come ostaggio al posto del padre,accettando di rimanere a vivere con la bestia.Dopo qualche iniziale incomprensione, e grazie all’aiuto dei simpatici domestici Tockins, Lumiere e Mrs Brick ( un orologio, un candelabro e una teiera),i due imparano a conoscersi bene e nasce una dolce simpatia tra di loro, che però dovrà affrontare mille pregiudizi e…un magico incantesimo.



Sono già passati 25 anni (26 dalla realizzazione del film) da quando, in terza media, andai a vedere al cinema "La bella e la Bestia" di Walt Disney, rimasto nel tempo uno dei film d'animazione mai realizzati a mio avviso. Ed ecco che oggi mi ritrovo al cinema a vedere questo remake con attori in carne ed ossa, di cui non mi pare si sentisse il bisogno ma pazienza....

Iniziamo dicendo che è , in sè, un film gradevole e carino, che si lascia vedere e coinvolge lo spettatore quel tanto che basta. Purtroppo il paragone con l'originale è inevitabile, e ne esce sconfitto seppure con alcuni punti di forza.
L'atmosfera gotica spesso presente nel cartone è andata perduta, cosi come la forza dei personaggi di contorno come i servitori-mobili: Tockins, Lumiere, Mrs Brick, Spolverina, l'armadio ecc- seppure finemente riprodotti con la tecnologia- non regalano lo stesso brio alle scene in cui compaiono come invece  succedeva nel cartone animato, cosa che fece dei piccoli personaggi caratteristi uno dei punti di forza del film. E il cambiamento delle canzoni che senso ha? Hanno preso e ridoppiato le stesse canzoni del film del 1991, cambiando alcune parole, in alcuni casi facendo diventare la cosa un po' ridicola :ad esempio, nella "Canzone di Belle" iniziale, Belle dice "è dal giorno in cui arrivammo/ che mio padre e io pensiamo che sia cosi provinciale", riferito al paesino dove vive. Ora, a parte che fa passare Belle come una snob che non può apprezzare la vita semplice di un piccolo villaggio e i suoi abitanti...ma che cosa pensavano di trovare in uno sperduto paesino di provincia, la vita della metropoli parigina da cui provenivano?!


Per quanto riguarda invece gli attori, non mi è dispiaciuta Emma Watson nei panni di Belle, una ragazza dinamica e moderna che lotta per realizzare le sue aspirazioni, mi è sembrato un tantinello incolore    nei panni della Bestia- e spesso si sforza troppo di imitare quello del cartone- mi è piaciuto molto Luke Evans nei panni di Gaston, ridicolo e orribile allo stesso tempo. In generale tutti funzionano bene, senza grandi picchi. 
Una novità che mi è piaciuta molto è il personaggio di Le Tont: non più l'amico cretino sempre agli ordini di Gaston, ma un personaggio con una sua personalità, un po' ridicolo ma non stupido e cattivo, che alla fine si redime. La presunta polemica sulla sua "omosessualità" per me è fondata sul nulla: per tutta la durata del film infatti il personaggio non fa o dice nulla che possa far pensare, anche solo lontanamente, al fatto che sia innamorato di Gaston (e non ci sarebbe stato nulla di male), e solo alla fine, nella scena del ballo, si intravede per due secondi Le Ton che balla con un uomo, ma la cosa viene fatta passare per un semplice scambio di ballerini mal riuscito. 
Nel complesso comunque promosso, se preso come film a sè- e come ennesima traposizione cinematografica della favola- è un film molto godibile per tutti.



lunedì 27 marzo 2017

Una notte con la regina (A Royal Night out), 2016



Regia di Julian Jarrold, con Sarah Gadon (Elizabeth),Bel Powley (Margaret),Emily Watson (Regina Elizabeth),Rupert Everett (Re George), Jack Reynor (Jack Hodge).

8 maggio 1945: la guerra è appena terminata e l'Inghilterra si prepara a festeggiare la fine del conflitto. Anche le giovani principesse Elizabeth e Margaret vorrebbero uscire e unirsi a balli e festeggiamenti, ma la regina madre è fermamente contraria in quanto sarebbe inappropriato oltrechè rischioso per la loro incolumità. dopo qualche battibecco familiare, il padre Re Giorgio dà alle figlie il permesso di partecipare a un ballo che si terrà al Ritz; peccato che una volta arrivate le ragazze scoprano che il ballo è riservato solo a nobili parrucconi molto più vecchi di loro. Approfittando di una distrazione delle due guardie del corpo che le scortano, Margaret fugge e scompare nella notte londinese mescolandosi alla folla; Elizabeth si lancia all'inseguimento della sorella aiutata da Jack, giovane soldato da poco rientrato in patria....


Una delle mie canzoni preferite dice: " Se vuoi toccare sulla fronte il tempo che passa volando/ in un marzo di polvere di fuoco/ e come il nonno di oggi sia stato il ragazzo di ieri..."; ed in effetti oggi a molti potrebbe sembrare impossibile pensare che c'è stato un tempo in cui la compassata Regina D'Inghilterra era un'adolescente ribelle che combatteva con i genitori per avere il permesso di andare a ballare....
Eppure è stato proprio cosi: l'episodio in questione accadde veramente, anche se Julian Jarrold in questo film ha poi ricamato una vicenda di fantasia molto carina, godibile e anche divertente.
Mentre il padre Giorgio V prepara il discorso alla nazione per annunciare la fine della guerra, le due giovani figlie Elizabeth e Margaret sono in fibrillazione per gli imminenti festeggiamenti per le strade di Londra,  a cui vorrebbero tanto partecipare; ma l'inflessibile Regina Madre non ammette deroghe all'etichetta reale, nmmeno in casi eccezionali. Le principesse non demordono e si apre una divertente scena di battibecchi familiari tipici di chi ha figli adolescenti, solo con la consapevolezza che la famiglia in questione non è certo come tutte le altre...infine-come spesso accade anche nelle famiglie comuni, papà Giorgio V si mostra più malleabile della moglie (un po' per buonsenso, un po' perchè stressato dalla preparazione dell'imminente discorso alla nazione) e finalmente dà il suo consenso a che le figlie partecipino ai festeggiamenti, con il particolare ordine a Elizabeth di osservare  e riferire le reazioni della gente al suo discorso.
Peccato che il ballo in questione sia...come descritto nella trama, e quindi quanto di più lontano da ciò che le giovani principesse speravano! Ma ci pensa Margaret, la ribelle di famiglia, a movimentare la serata, eludendo la sorveglianza e costringendo la saggia e controllata Elizabeth ad inseguirla per riportarla indietro sana e salva. Cosa che si rivela assolutamente necessaria visto che la vivace principessa si ficca davvero in situazioni pericolose, venendo scambiata addirittura per una prostituta e abbordata da alcuni squallidi individui! Elizabeth invece vivrà una romantica- e platonica- avventura con Jack, un giovane soldato che ignora la sua identità ma decide di aiutarla a cercare la sorella, e grazie al quale aprirà un po' gli occhi sulla guerra, vedendo le cose da una nuova prospettiva.
Nulla di eclatante, comunque un film molto carino ben interpretato dalle due protagoniste- anche se go trovato Margaret talvolta eccessivamente caricata- e dai comprimari Emily Watson e Rupert Everett nel duplice ruolo di coppia reale e genitori di due adolescenti.




domenica 26 marzo 2017

Giorgio Capitani

E' morto a Viterbo all'età di 90 anni il regista Giorgio Capitani.
Nato a Parigi nel 1927, inizia la sua carriera negli anni '50 con film di tipo mitologico o commedie ("che notte, ragazzi" (1966), "L'arcangelo" (1969)," Pane,burro e marmellata" (1977),"Vai avanti tu che mi vien da ridere" (1982), "Missione eroica- I pompieri 2" (1987).
Contemporaneamente realizza anche lavori televisi ("Un cane sciolto", "E non se ne vogliono andare!", "Un prete fra noi"), diventando nella seconda metà degli anni '90 uno dei principali registi del genere con due dei prodotti più amati dal pubblico: "Il maresciallo Rocca" e "Commesse". Tra i suoi lavori anche "Papa Giovanni" (2000), "Rita da Cascia" (2002), "Edda Ciano" (2005), "Mai storie d'amore in cucina" (2003), "Papa Luciani- Il sorriso di Dio" (2006), "Il generale Dalla Chiesa" (2008), "Ho sposato uno sbirro" (2008), "Il restauratore" (2012).





venerdì 24 marzo 2017

Cino Tortorella

E' morto a 90 anni il celebre presentatore televisivo Cino Tortorella, il celebre  "Mago Zurlì" che ha accompagnato e divertito generazioni di bambini in tv con le sue trasmissioni.
Vero nome Felice, era nato a Ventimiglia nel 1927. Sin da giovane coltivò la passione per il teatro, tanto che partecipò alla selezione per la Scuola D'Arte Drammatica del Piccolo Teatro di Milano, e fu trai 15 vincitori (su 1500); grazie anche a questa sua esperienza nel 1956 promosse la messa in scena di uno spettacolo teatrale per ragazzi intitolato "Zurlì, mago Lipperlì", dalla quale fu tratta la sceneggiatura del suo primo programma televisivo  "Zurlì, il mago del giovedì", andato in onda nel 1959. Fu Umberto Eco, allora tra i principali funzionari Rai, a proporlo per la tv di Stato dell'epoca, dove nel 1959 andò in onda la prima puntata del programma da lui ideato: lo "Zecchino D'oro", un festival di canzoni per bambini da lui stesso presentato nel ruolo del "Mago Zurlì". Con questo programma (che penso non abbia bisogno di presentazione per nessuno) non solo ha fatto la storia della tv italiana ma è anche entrato nel Guinnes dei Primati come "trasmissione presentata per più anni di seguito dallo stesso conduttore", dato che ne fu il conduttore fino al 2008.
In seguito, fu autore e regista di altre storiche trasmissioni, quasi tutte indirizzate a bambini e ragazzi: "Chissà chi lo sa?", "Dirodorlando", "Birimbao", "Telebigino" (una trasmissione andata in onda su Antenna 3 e condotta assieme a Roberto Vecchioni, in cui i ragazzi in difficoltà con i compiti a casa ricevevano aiuto e consigli dal cantautore all'epoca ancora insegnante), "Bravo bravissimo".
Nel 2009, una grave decisione: sia lui che tutti i più importanti persnaggi dello Zecchino vengono "fatti fuori" dal nuovo direttore dell'Antoniano di Bologna, volto a modernizzare la trasmissione, che rimasta cosi snaturata negli ultimi anni ha sicuramente perso quasi tutto il suo smalto. Tortorella ci rimase malissimo, giustamente visto che ne era l'autore e creatore!
Fino all'ultimo ha lavorato e collaborato a progetti per l'infanzia e per i ragazzi, purtroppo non sempre ascoltato nella tv di oggi, dove evidentemente una persona con competenza e sensibilità adeguate risulta fuori luogo e dove la tv dei bambini ormai non esiste più, se non come mero proporre cartoni animati. Niente più programmi di intrattenimento dove però potevi anche imparare qualcosa , come poteva anche essere "Bim Bum Bam".
E pensare che nonostante tutto, Cino Tortorella ancora si dava da fare ideando progetti per bambini e ragazzi, ultimo dei quali nel sociale, intitolato "anche io ho qualcosa da dire": un progetto portato in giro per le scuole, riguardante bullismo, cyberbullismo e i pericoli che la Rete può nascondere per i giovanissimi.
A riguardo, ecco l'articolo di qualcuno che l'ha conosciuto bene:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/24/cino-tortorella-voglio-ricordarti-come-eri/3472266/

Malinconicamente, un'altro pezzettino che se ne va di un'epoca ormai sempre più lontana. 
Un professionista serio e una persona generosa che ha fatto tanto per i bambini e i ragazzi di tante generazioni, regalando loro sorrisi e sogni. Mi spiace davvero tanto!




giovedì 23 marzo 2017

Tomas Millian

E' morto oggi a Miami, all'età di 84 annii, il celebre attore Tomas Millian, in Italia diventato un personaggio cult degli anni '70 con la serie di film trash in cui iinterpretava il famoso "ER Monnezza".
Vero nome Tomas Quintin Rodriguez Millian, era nato a L'Avana nel 1933, lasciò assieme alla madre il paese natale a 12 anni dopo il suicidio del padre, ed emigrarono gli Stati Uniti, dove il ragazzo crebbe e si iscrisse all'Università dell'Accademia teatrale di Miami.
Dopo aver esordito a Broadway e in alcune serie tv americane, arrivò in Italia nei primi anni '60,lavorando inizialmente con alcuni dei più grandi registi dell'epoca (Pasolini, Bolognini, Visconti), per poi approdare al cinema popolare: negli anni '70 diventa un divo dei cosiddetti "poliziotteschi" nel ruolo di Nico Giraldi, detto "er Monnezza", poliziotto supertrash dai modi poco ortodossi, il personaggio più celebre della sua carriera.
Dopo l'ezploit degli anni '70, tornò un po' in ombra anche se continuò a lavorare sia in Italia che in USA (dove si è trasferito nei primi anni '90), non solo al cinema ma anche in tv e a teatro.
Alcuni suoi film: "Il bell'Antonio" (1960), "Gli indifferenti" (1974), "Il tormento e l'estasi" (1975),"La resa dei conti" (1967), "Banditi a Milano" (1968), "squadra volante" (1974),"Milano odia: la polizia non può sparare" (1975), "Il giustiziere sfida la città" (1975), "Il trucido e lo sbirro" (1976),"squadra antimafia" (1978), e tantissimi altri.
Stupiti di vedere che un attore che ha trovato la popolarità con un personaggio trash in realtà aveva studiato molto e lavorato con registi italiani e USA? ricordatevi che è molto più difficile far ridere che far piangere....












lunedì 20 marzo 2017

Il Commissario Montalbano: Un covo di vipere, 2017



Regia di, con Luca Zingaretti (Salvo Montalbano), Cesare Bocci (Mimì Augello), Peppino Mazzotta (Fazio), Valentina Lodovini (Giovanna ), Sonia Bergamasco (Livia),



Il commissario Montalbano è alle prese con l'uccisione di Cosimo Barletta, pensionato ragioniere trovato morto nella sua villetta, e a quanto pare "ucciso due volte": prima è stato avvelenato e poi qualcuno gli ha sparato in faccia.

Barletta, vedovo con due figli, non era uno stinco di santo: non solo praticava in segreto anche l'attività di usuraio che ha mandato sul lastrico tante persone, ma aveva il vizietto delle donne belle e giovani, che fotografava di nascosto durante gli amplessi e poi spesso ricattava quando volevano lasciarlo.
Di carne al fuoco insomma ce n'è tanta, considerando anche il fatto che il defunto aveva intenzione di redigere un testamento dove faceva notevoli differenze tra i due figli.
Nel frattempo, Montalbano e Livia fanno amicizia con un senzatetto che bazzica per le loro strade e vive in una grotta poco lontano..



Arriva puntuale (stavolta pubblicizzata anche al cinema) la trasposizione di uno dei più controversi libri di Andrea Camilleri, forse uno di quelli più difficili da rendere sullo schermo per la complessità dei caratteri dei personaggi e la scabrosità della vicenda.

Alla galleria di "femme fatale" che spesso compaiono nelle storie di Camilleri si aggiunge questa terribile Giovanna della Bravissima Valentini Lodovini, che nasconde un agghiacciante segreto a cui si arriva pian piano e che supera le più fosche aspettative di Montalbano, che pure è ben abituato agli abissi dell'animo umano.
Come da trama, il defunto Cosimo è uno dei personaggi più abietti che si possa immaginare: usuraio, sfruttatore e ricattatore di donne giovani e indifese, e come se nn bastasse viscido e subumano anche in famiglia. Non che i figli siano meglio, e in effetti complimenti agli sceneggiatori che hanno saputo tratteggiare questo vero e proprio "covo di vipere" senza morbosità, esagerazioni o patetismo, visto che il rischio era dietro l'angolo. Unico personaggio positivo fra quelli nuovi, il senza tetto interpretato  benissimo da Alessandro Haber.
Bello vedere come la coppia Montalbano-Livia, ormai matura, vive tranquillamente nel proprio equilibrio e ha superato gli scossoni a cui è stata sottoposta nei precedenti episodi: a mio avviso Sonia Bergamasco non fa rimpiangere Katharina Bohm e anzi, dà un tono più leggero e ironico al suo personaggio.
Piccolo appunto: sarà il periodo particolare, sarà l'età...ma non posso non notare segni di invecchiamento nei vari personaggi storici, come Mimì, Fazio, Catarella...unico a non cambiare mai l'irascibile e golosissimo dottor Pasquano. La cosa è ovviamente fisiologica, dato che ormai sono passati vent'anni dalla messa in onda del primo episodio, eppure mi ha messo un po' di malinconia, oltre a rinsaldare l'affetto che provo per questi personaggi, in fondo cresciuti con me.....