giovedì 14 dicembre 2017

Natale al Sud, 2016


Regia di Federico Marsicano, con Massimo Boldi (Peppino Colombo), Biagio Izzo (Ambrogio Esposito), Debora Villa (Bianca Colombo), Barbara Tabita (Celeste Esposito), Anna Tatangelo (Eva), Simone Paciello (Simone), Riccardo Dose (Riccardo), Enzo Salvi (Checco ), Paolo Conticini (Leo).


Riccardo e Simone sono due amici entrambi fidanzati virtualmente con due ragazze conosciute sul sito di incontri "Cupido. 0", che però non hanno mai davvero incontrato di persona. I rispettivi genitori sono molto preoccupati per questa realtà virtuale dei loro figli, e a loro insaputa organizza per entrambi una vacanza in Puglia con le rispettive fidanzate virtuali, con le quali si incontreranno per la prima volta. Peccato che nei piani rientra il fatto che entrambe le coppie di genitori andrà in vacanza "in incognito per controllare come andrà la vacanza....




Mi sa tanto che il cinepanettone come l'avevamo sempre conosciuto è ufficialmente deceduto. So bene che in molti lo disprezzano, ma a me i vecchi cinepanettoni non sono mai dispiaciuti del tutto, presi esclusivamente per quello che sono, ovvero film con evasione di poche pretese per strappare una risata e un sorriso. Ma ormai da qualche tempo a questa parte- in particolare dopo la rottura del sodalizio tra boldi e De Sica, principali protagonisti del genere- ormai non si ride nemmeno più, non c'è una trama anche labile, ma solo uan serie di gag deficienti che non invogliano nemmeno a scaricare il film da Emule, figuriamoci spendere otto euro al cinema!
A parte che non si capisce il bisogno di mettere il Natale nel titolo quando poi il resto del film è ambientato in estate (sic!)....cosa ci sarebbe da dire? Al limite, posso notare l'idea (apprezzabile sulla carta) di deridere gli odierni modi di usare il web e i social network, ma poi tutto viene cancellato dalla recitazione pessima di ogni singolo membro del cast, da gag che come ho detto non fanno ridere nemmeno i polli e...da tutto il resto. Non c'è una cosa che si salvi in questo film!
















lunedì 11 dicembre 2017

Sirene, 2017




Regia di Davide Marengo, con Valentina Bellè (Yara), Denise Tantucci (Irene), Rozy Franzese (Daria), Maria Pia Calzone (Marica), Ornella Muti (Ingrid), Luca Argentero (Salvatore), Massimiliano   (Carmine), Michele Morrone (Ares),



Quando il tritone Ares scompare improvvisamente nei vicoli di Napoli dopo aver assunto forma umana senza dare più notizie di sè, la sirena Yara- sua fidanzata- decide di fare la stessa cosa per andare a cercarlo, accompagnata dalla madre Marica e dalle sorelle Irene e Daria.
Le ex sirene si trovano ad avere a che fare con un mondo totalmente diverso da loro, e diverso anche da ciò che di questo mondo loro hanno sempre conosciuto: infatti nel mondo delle sirene gli umani sono descritti come esseri orribili e senza cuore, mentre da subito le nostre trovano molte eccezioni, a cominciare da Salvatore, un gentile insegnante di ginnastica che le ospita nel suo bed & Breakfast sopportando le manìe dietro cui celano la loro reale natura (compresa quella di fare lunghi bagni in acqua salata ogni 12 ore, altrimenti rischiano di morire).
Le sirene hanno solo un mese di tempo per riuscire nel loro intento, poi dovranno tornare in mare....





Simpatico tentativo di Ivan Controne di realizzare una fiction in stile fantasy, un genere trascurato dalla nostra tv e dal nostro cinema. Il risultato non è male, e ha il pregio di uscire in un periodo dove molta gente chiede almeno in Tv più leggerezza e positività, in un'offerta che dà quasi esclusivamente serie cupe o violente con una marea di morti ammazzati. Pur con tutti i suoi difetti.
Le nostre protagoniste sono delle sirene, personaggi che da sempre affascinano la fantasia delle persone; solo, siamo sempre stati abituati a vederle o in Grecia o in altri mari sconosciuti e lontani, mai a Napoli,in casa nostra. E invece proprio dal golfo di Napoli "sorge" un'intera famiglia di sirene: Marica, la madre, con le figlie Yara, Irene  e Daria. Tutte e quattro sono alla ricerca di Ares, il tritone fidanzato di Yara che improvvisamente ha assunto forma umana ed è sparito nella città, sttratto comprensibilmente dalla vita dei terrestri; in fondo al mare infatti vige il matriarcato più severo, i maschi non contano nulla se non per la riproduzione, sono le donne che comandano e Ares è stufo sia di Marica che di Yara. 
Il modo in cui le nostre sirene si adatteranno a un mondo tanto diverso dal loro nel bene e nel male, rimanedone contaminate, è simpatico anche se la trama a mio avviso è piena di cose inutili forse messe per allungare il brodo: ad esempio non ho molto capito il senso della "storia" fra Irene e Michele, la mezza storia fra Marica e Carmine, quella fra Ares e Francesca e tra la stessa Francesca e Salvatore. Così come ho trrovato assurdo che Salvatore si confidi così tanto con tre suoi studenti (adolescenti); ho poco sopportato i tic e gli scatti nervosi della Bellè che francamente mi hanno reso Yara non proprio simpatica rispetto alle altre tre (spero che la cosa sia limitata a questo ruolo e che non sia una caratteristica dell'attrice): ho apprezzato invece molto Maria Pia Calzone nel ruolo di Marica, una dura che non è tale, visto che nonostante tutto ciò che dice è molto attratta dal mondo degli umani, al punto da custodire gelosamente un segreto: trent'anni prima aveva salvato alcune persone da un naufragio e ora le cerca per vedere che cosa hanno fatto di quelle vite che lei gli aveva salvato. Mi sono piaciuti anche Argentero e la piccola Rosy Franzese.
Strampalato ma gradevole.







venerdì 8 dicembre 2017

La ragazza del mondo, 2016


Regia di  con Michele Riondino (Libero), Sara Serraiocco (Giulia), Marco Leonardi (Costantino), Pippo Delbono (Giacono), Stefania Montorsi (Costanza).




Giulia è una giovane liceale Testimone di Geova assieme a tutta la sua famiglia. La sua vita ruota attorno a questo mondo: le adunanze, il lavoro parti time per avere tempo per predicare, il non poter assecondare il suo talento per la matematica perchè considerato vanesio dalla sua religione. L'insoddisfazione cova dentro di lei, esplodendo nel giorno in cui conosce Libero, un "ragazzo del mondo" appena uscito dal carcere, con cui intreccia una storia che le costa l'espulsione dalla comunità....


Film che avrebbe meritato più attenzione di quella ricevuta da parte del pubblico, data la qualità con cui a mio avviso è stato realizzato e come viene raccontata un'ambientazione non semplice: quella dei Testimoni di Geova. Sarebbe stato molto facile scadere nella banalità e nello stereotipo tratteggiando ambientazione e personaggi, ma il regista di questo film è riuscito dell'impresa di non farlo.
Ed è un merito non da poco.
La storia d'amore, in sè, non mi ha colpito particolarmente come mi aspettavo: non ho trovato il personaggio di Libero così positivo come descritto in altre recensioni, e non certo per i suoi trascorsi poco puliti, ma perchè nel corso della storia non sembra proprio prestare molta attenzione a Giulia e ai suoi bisogni, e sopratutto a lei come persona. Mi ha dato più l'impressione di essere innamorato dell'immagine di lei che lui si è costruito: non capisce l'importanza che ha per lei il suo mondo religioso anche quando decide di lasciarlo, addirittura la mette in pericolo mettendola in contatto con gli spacciatori con cui fa affari e non si tira indietro nel riversarle addosso sensi di colpa per situazioni di cui lei  effettivamente non ha alcuna colpa. Non proprio un tipo onesto nei sentimenti...
Anche Giulia del resto pare coinvolta solo perchè inesperta e già orientata vers il cambiamento; è probabile comunque che sia proprio questa la chiave di lettura che il regista vuole dare: Libero è lo "strumento" (so che è una brutta parola ma non me ne viene una meglio) attraverso cui Giulia troverà il coraggio di emanciparsi da una comunità affettuosa ma che le andava stretta.
Quello che ho veramente apprezzato in questo film è il riuscire a rendere i Testimoni di Geova come persone reali, non per forza dei cattivi bigotti fuori di testa; anche quando sbagliano, anche i capi che sottopongono a giudizio Giulia sono persone umane, davvero convinte di ciò che predicano e- nei limiti del possibile- anche comprensive: si nota in particolare come nella scena del "processo" si accostano a Giulia senza offenderla nè aggredirla, e come anche quando le portano il giudizio negativo siano dispiaciuti per lei. 
Molto bravi i due interpreti Riondino e Serraiocco, e anche le figure comprimarie.



lunedì 4 dicembre 2017

Rapunzel e l'intreccio della torre (Tangled),2010




Regia di Nathan Greno e Byron Howard, con le voci italiane di: Laura Chiatti (Rapunzel),Giampaolo Morelli (Flynn), Giò Giò Rapattoni (Gothel),





Rapunzel è una ragazza con una lunghissima chioma bionda, che ha sempre vissuto rinchiusa in una altissima torre per volere della madre Gothel, che in questo modo ha inteso proteggerla dai pericoli di cui il mondo è pieno. La stessa Gothel può accedere al rifugio della figlia solamente arrampicandosi usando i capelli della giovane come fune fino ad arrivare all'unica finestra.
Ovvio che il più grande desiderio di Rapunzel sia quello di poter evadere, anche solo per poco tempo, dalla sua prigione; in particolare ogni anno, la sera del suo compleanno, sa che nel vicino regno fanno una festa che culmina con centinaia di luci liberate in cielo: Rapunzel vorrebbe per una volta parteciparvi e vedere quel bellissimo spettacolo.
Finalmente proprio pochi giorni prima del suo 18esimo compleanno Gothel parte per un viaggio; Rapunzel capisce che è un'occasione unica, e quando un giovane avventuriero, Flynn Ryder, inseguito dalle guardie reali, scopre la Torre nel folto della foresta la giovane decide di stringere un patto: gli darà rifugio ma in cambio l'aiuterà a uscire e andare alla festa....




Versione Disney della famosa fiaba di Raperonzolo, della fiaba originale rimane ben poco, e il racconto si inserisce più che altro nel filone Disney anni 2000 con eroine femministe e vivaci in cerca non solo dell'amore ma di una vita avventurosa e realizzata.
La simpatica Rapunzel è forse la più caratteristica di esse, da questo punto di vista: un vero peperino sia dal punto di vista fisico che da quello caratteriale visto che, pur vivendo rinchiusa in una Torre, riesce a trascorrere la sua giornata rimpiendola di mille interessi, tra cui la pittura, l'amore per gli animali; gran parte della giornata se ne va comunque per pettinare la notevole chioma di cui la giovane è dotata, che le è vietatissimo tagliare per misteriose ragioni e che serve sopratutto a far salire nella Torre la madre Gothel.
Quest'ultima in realtà non è la vera madre di Rapunzel, ma una strega che anni prima rapì la piccola principessina proprio per utilizzare i suoi capelli, dotati di un potere magico che le permette di restare giovane per sempre. Quest'ultima è una cattiva di prim'ordine e molto ben caratterizzata; crudele, vanitosa e subdola, non perde occasione per instillare nella "figlia" un senso di colpa per il suo desiderio di uscire dalla Torre e vedere il mondo, tenendola così legata a sè per il proprio scopo. 

Il terzo personaggio importante nel cartone è Flynn Ryder, giovane avventuriero inseparabile dal Fido cavallo      , che durante uan delle sue fughe scopre la Torre e ....quale rifugio migliore? Peccato che essa sia già occupata- come sappiamo- e che la sua occupante non solo sia una peperina ma sia ben decisa a "usarlo" come mezzo per fuggire finalmente dalla sua prigione...la collaborazione iniziale e relativi battibecchi fra i due sono a mio avviso la parte migliore del film.
Cartone vivace e divertente, con animazione e colonna sonora molto ben curati. Per me, dopo "Frozen" uno dei migliori di questi anni 2000.


mercoledì 29 novembre 2017

La stanza di Marvin (Marvin's room) 1997



Regia di Jerry Zaks, con Meryl Streep (Lee), Diane Keaton (Bessie), Leonardo Di Caprio (Hank), Hume Cronin (Marvin), Gwen Verdon (zia Ruth), Hal Scardino (Charlie).



Bessie e Lee sono due sorelle molto diverse fra loro: la tranquilla Bessie ha sempre vissuto nella casa di famiglia occupandosi dell'anziano padre Marvin (ormai allettato e preda dell'Alzheimer) e della svampita zia Ruth; Lee invece se n'è andata giovanissima, sposandosi e facendo una vita lontana dalla città natale. Le due non si vedono da vent'anni quando a Bessie viene diagnosticata la leucemia e sarebbe necessario un trapianto di midollo osseo; la donna quindi contatta la sorella, che ritorna alla casa paterna assieme ai due figli, l'adolescente problematico Hank e il piccolo Charlie...



Ho visto questo film esattamente vent'anni fa al cinema, alla sua uscita; nessuno ci aveva badato molto tranne me a quanto pare, che in effetti ricordo che il film mi colpì particolarmente non solo per il concentrato di sfighe che accadono ai personaggi (a un certo punto viene voglia di dire "fateve benedì!"), ma anche per il finale che esprime dolore e allo stesso tempo speranza. Nonostante tutto infatti non mi ha lasciato quella tristezza che si potrebbe sospettare dalla trama, anzi mi ha lasciato l'idea di una famiglia comunque riunita e finalmente chiarita.
La scena è equamente divisa tra due mostri sacri, ovvero la Streep e la Keaton che a mio avviso se la cavano egregiamente con i loro due personaggi: la prima è Bessie, una donna timida e tranquilla che ha sempre vissuto nella città natale, occupandosi con amore dei familiari anziani; forse anche lei avrebbe voluto di più dalla vita, ma ha comunque accettato ciò che la vita ha deciso per lei. Lee invece, più indipendente ( e si sottintende anche più tormentata) si è ribellata a questo tipo di vita e  ha deciso di seguire i suoi sogni e i suoi progetti: se n'è andata in un'altra città creandosi una famiglia e vivendo la sua vita lontano, anche quando le cose sono andate male. 

L'affetto tra le sorelle sotto sotto si sente sempre, ma farlo uscire e recuperare il rapporto sarà arduo e  a sorpresa il collante fra le due sarà proprio Hank, il figlio di Lee, interpretato molto bene da un giovanissimo Leonardo Di Caprio: adolescente problematico (è un eufemismo, visto che è finito in manicomio per aver dato fuoco alla casa di famiglia), soffre per il divorzio dei genitori e il conseguente allontanamento del padre, di cui incolpa la madre senza volerne sentire le ragioni; si affeziona moltissimo alla zia e ciò porterà anche a lui a maturare e superare i propri problemi (forse, non è chiarissimo). Tre protagonisti molto bravi, inutile invece il cameo di De Niro nei panni del medico curante di Bessie, anche se non si può dire sfiguri.
Al limite una caduta di stile del film può essere l scopiazzatura in versione Keaton - Di Caprio della famosa scena della corsa in auto sulla spiaggia di "Voglia di tenerezza"...daì, è impossibile sia solo un caso!


sabato 25 novembre 2017

Gomorra- Stagione 1, 2014





Regia di Stefano Sollima, con Marco D'amore (Ciro Di Marzio), Salvatore Esposito (Genny Savastano),Fortunato Cerlino (Pietro Savastano), Maria Pia Calzone (Imma Savastano), Marco Palvetti (Salvatore Conte),Fabio De Caro (Malammore),Pina Turco (Deborah Di Marzio).




Nel Napoletano- zona Secondigliano- si fronteggiano due clan rivali: quello di Don Pietro Savastano e quello di Salvatore Conte. Il clan più temuto è quello di Don Pietro, di cui tra gli altri fanno parte Ciro, dello "Immortale", braccio destro del boss, lo spietato killer Malammore e altri. Don Pietro affida a Ciro il compito di preparare suo figlio Gennaro (detto Genny) al futuro ruolo di capo famiglia, nonostante il ragazzo inizialmente non sembri molto portato per la cosa.
Tra ciro e Genny il rapporto è inizialmente solido, ma le cose camiano quando Don Pietro viene arrestato e le redini vengono momentaneamente prese da Donna Imma, moglie del boss, donna volitiva e all'altezza del ruolo, che disprezza sia Ciro che- in parte- il proprio figlio. non ritenendolo adatto al ruolo che gli è destinato. Per questo le spedisce in Honduras per fortificarlo....



Ispirato all'omonimo romanzo (2006) di Roberto Saviano- tra gli autori della sceneggiatura- è una serie tv in un certo senso molto particolare: non esistono infatti all'interno di essa personaggi o fatti positivi, di alcun tipo. Ed è questo che mi ha fatto recedere dal proposito iniziale di seguire entrambe le serie (la terza è iniziata in questi giorni).
Intendiamoci, se si parla di camorra non è che ci si possa aspettare granchè, ed in effetti la serie è fin troppo realistica da questo punto di vista: la camorra è ritratta in tutta la sua spietatezza, un mondo dove non si guarda in faccia nessuno, dove non si esita  a sacrificare quello che fino al giorno prima era l'amico più caro, o la moglie, o lo zio che ti ha cresciuto; sopratutto non si esita a sacrificare giovanissimi attirandoli- per colpa di una società in cui le prospettive sociali sono ridotte allo zero e la disoccupazione impera- con lusinghe e false promesse di potenza e ricchezza, per poi non esitare a ucciderli quando non servono più. Anche chi sopravvive e ottiene il potere non è un vero vincente, perchè vive guardandosi le spalle e senza potersi fidare realmente di nessuno.
Quindi la rappresentazione della camorra in questo modo è giusta (colpisce comunque che nella zona di Napoli i personaggi della fiction siano dei veri e propri idoli da seguire, nonostante non ce ne fosse uno positivo); però trovo che in una fiction ci voglia anche qualche momento più leggero o positivo, come succedeva ad esempio in "Romanzo criminale" (perlomeno nella prima serie), dove ogni tanto c'era una storia d'amore, qualche siparietto comico o i "buoni" della polizia all'inseguimento dei criminali della Banda Della Magliana.
Qui invece quelle poche forze dell'ordine oltre che essere assenti sono pure anonime, come anonime rimangono le innumerevoli vittime civili di sparatorie e investimenti vari; solo nella puntata 9 viene ricordata la vicenda di Gelsomina Verde, una giovane ragazza torturata e uccisa solo perchè fidanzata con una leva di un clan rivale, nonostante fosse totalmente estranea a quel mondo. Non ho capito molto il perchè di questa scelta.
Queste le mie motivazioni per cui non seguirò una serie tv per il resto ottima da ogni punto di vista: oltre alla sceneggiatura, ottimo cast dove primeggiano Salvatore Esposito e Marco D'amore nei ruoli dei due protagonisti- rivali per eccellenza: Genny e Ciro, inizialmente quasi due fratelli che però diventeranno acerrimi nemici. Oltre a loro, ottime le prove di Maria Pia Calzone nel ruolo di Donna Imma, spietata figura di donna di camorra che però regala qualche lieve sprazzo di umanità, e Fortunato Cerlino nel ruolo di Don Pietro Savastano, capo indiscusso di Secodigliano. Oltre a tutti gli altri, protagonisti e non, davvero ottimi nel caratterizzare personaggi non certo facili.
Non potevano mancare come colonna sonora le tipiche canzoni neomelodiche che a Napoli furoreggiano: peccato che qui ogni volta che se ne sente una bisogna prepararsi a una strage....
Una menzione infine alla fotografia, scura e cupa anche di giorno, che sottolinea alla perfezione la mancanza di speranza di questa terribile realtà.



mercoledì 22 novembre 2017

Vittoria e Abdul (Victoria and Abdul), 2017




Regia di Stephen Frears, con Judy Dench (Regina Vittoria),Ali Fazal (Abdul), Adeel Akthar (Mohamed),Eddie Izard (Bertie).


L'ormai anziana Regina Vittoria è una donna amareggiata dalla vita: gli stressanti impegni scandiscono ogni minuto della sua giornata impedendole di riposarsi o dedicarsi ad attività per lei piacevoli, e i suoi affetti sono morti oppure deludenti.
Per consegnarle     arrivano dall'India due     , Mohamed e Abdul; la regina rimane colpita dall'intelligenza di quest'ultimo e quindi prolunga la sua permanenza in Inghilterra, nominandolo prima suo servitore e poi, in un crescendo di fiducia reciproca "Mushi", ovvero suo maestro e consigliere spirituale....




Tratto da una storia vera venuta alla luce da poco, ennesimo film/fiction con protagonista la Regina Vittoria, tra l'altro tema già trattato nel 1997 dallo stesso regista con "La mia regina" e con la stessa efficace protagonista, Judy Dench.
Qui siamo proprio negli ultimi anni del regno di Vittoria, una regina che dalla vita ha avuto tanto: un regno ereditato a 18 anni, un matrimonio felice con Albert, un nuovo amore nel suddito John Brown dopo la morte di Albert, nove figli. Ma ha anche tolto tanto, visto che sia Albert che John sono morti ancora giovani da ormai molti anni, e i figli si sono rivelati una delusione, specialmente Bertie, l'erede al trono (o forse, come malignamente viene suggerito da altre fonti biografiche, era lei che non amava molto i figli....non si sa). Ora Vittoria è anziana e molto stanca, desidererebbe una vita semplice e tranquilla per potersi riposare e dedicare a sè stessa, ma i pressanti doveri di Regina non le consentono di avverare questo sogno.
Dall'India però arriva una ventata di novità rappresentata da Abdul, giovane impiegato scelto per consegnare a Vittoria (che era anche imperatrice dell'India) un omaggio; colpita inizialmente dal suo fascino, Vittoria lo vuole fra i suoi servitori. Abdul riesce così un poco alla volta a farsi conoscere anche come persona, con l sua intelligenza e cultura, instaurando pian piano un'intensa amicizia (o meglio, affetto senile da parte di lei, innocente trasgressione da parte della regina) che lo porterà a rimanere in Inghilterra fino alla morte di Vittoria (1901) in qualità di maestro di urdu e consigliere spirituale.




 Il film è tutto giocato sul rapporto tra questa strana coppia" e sulle dinamiche di invidia  e astio che si sviluppano all'interno della corte nei confronti del  nuovo arrivato, che non verrà mai accettato; a un certo punto si rischierà anche che l'intera corte si sollevi contro la Regina, anche se poi ciò non succederà. E' a parte che ho trovato più triste, sembra proprio che nessuno si preoccupi di Vittoria come persona e che nessuno pensi ai suoi desideri e alla sua felicità; viene vista solo come mezzo per raggiungere o mantenere una posizione a corte.
Judy Dench come sempre ottima, bravo anche l'interprete di Abdul, una menzione speciale per il mio personaggio preferiti, Mohamed, l'amico di Abdul arrivato con lui dall'India e che morirà solo in Inghilterra perchè nessuno presterà attenzione al suo dolore per la lontananza dalla patria, dolore che si trasformerà nella malattia che lo condurrà alla morte. Ciò nonostante si rifiuta di tradire Abdul accusandolo falsamente di essere una spia, come richiesto da Bertie pur di liberarsi del "rivale".